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Domenica 18 novembre 2018, prima domenica di Avvento

Avvento, tempo di speranza (Lc 21,5-28)

Inizia il tempo di Avvento: Adventus, da advenio, che vuol dire venuta. Liturgicamente l'avvento è il periodo tempo che ci porta al Natale e ci prepara alla nascita di Gesù il 25 dicembre. Sul piano personale, l'avvento è quello spazio aperto perché un "figlio" e una "nascita" possa accadere in noi.
Dio nasce ogni anno il 25 di dicembre, non è un dato rituale, è un fatto: Dio continua a nascere; Dio, dove c'è spazio e disponibilità, di certo verrà. E Dio viene, questo è certo; non è certo però se noi lo vedremo dato che l'avvento non è tanto un periodo dell'anno, ma una dimensione della vita. In ognuno di noi, se ci apriamo, comprenderemo che l'av-vento:
 - crea av-venire proprio perché si apre nel presente a ciò che incontra e crea così un futuro diverso inseminato dalla novità che viene accolta;
 - diviene av-ventura perché qualcosa di nuovo entra nella nostra vita e genera una novità verso cui andare e da cui siamo attratti e richiamati;
 - è sempre un inter-vento di Dio che vuole far nascere qualcosa di nuovo in noi, sorprendendoci, meravigliandoci.

Domenica 11 novembre

Gesù, un re particolare(Lc 23,36-43)

 Con questa domenica dedicata a Cristo Re, si conclude l’anno liturgico. Questa data non corrisponde a nessun altro avvenimento, né amministrativo, né scolastico, né sociale e nemmeno culturale. La Chiesa segue un calendario suo, religioso, che misura il tempo non secondo i ritmi della natura o gli anniversari del passato, ma secondo la persona di Gesù Cristo. Si potrebbe direche l’anno liturgico che noi seguiamo è Cristo stesso, contemplato di volta in volta, di settimana in settimana, secondo i misteri principali della sua vita e della sua identità. Il modo di intendere il tempo dunque, non nasce dal basso, ma viene dall’alto, da Dio; è l’eternità di Dio che entra nel corso degli eventi umani e li plasma. Nella scena drammatica riportata dal Vangelo odierno, possiamo cogliere il significato vero della passione e della regalità di Gesù. La scritta sulla croce “questi è il re dei Giudei”, che vuole essere la motivazione della condanna, contiene in realtà il mistero profondo e reale della regalità del Cristo.

Domenica 4 novembre 2018

Tutti invitati alla festa di Gesù (Lc 14,1a.15-24)

Se non fosse per il fatto che questa parabola ci è così familiare, sentiremmo ancor più profondamente quanto sia irreale. È fuori dalla realtà per il fatto che tutti gli invitati in un colpo solo – come per un accordo – rinunciano all’invito, cosa che appare del tutto improbabile.
Immaginiamo la scena, siccome era una cortesia in uso negli ambienti distinti di Gerusalemme inviare dei servi per rinnovare l’invito al momento di inizio del pasto, appare impossibile che per tutta risposta gli invitati proprio quando ormai tutto è preparato si neghino… è un’esagerazione, anche perché le scuse che adducono erano loro note da tempo.

Domenica 28 ottobre 2018

Dio fa vibrare la mia anima? (Mc 16,14b-20)

Il vangelo di oggi dice: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo”. A volte nei secoli si è tradotto questa frase così: “Chi non ha il sacramento del battesimo non potrà andare, in paradiso”. E ci si poneva il problema dei bimbi non battezzati. Si diceva: “Non possono finire all’inferno, sono così ingenui! Ma non possono neppure andare in paradiso: non sono battezzati”. E si creò il limbo: una via di mezzo. Ma il battesimo non è l’assicurazione per l’eternità. Il battesimo è l’esplicitazione della realtà che siamo Suoi figli da sempre e che lo saremo per sempre. Un po’ come il matrimonio che sigilla, rende visibile, dichiara, l’amore tra due persone, ma non crea niente, non inventa. Il matrimonio consacra ciò che c’è, non fa magie, di nessun tipo. E se non c’è niente non consacra niente.

Domenica 14 ottobre

Il bene e il male crescono insieme (Mt 13,24-43)

Il cuore della parabola di oggi è molto semplice: nella nostra vita il bene e il male crescono insieme in un intreccio che l’uomo non deve districare, lasciando a Dio di compiere tale opera nella pienezza dei tempi.
È l’esperienza che facciamo tutti, anche dopo avere iniziato un percorso di fede, anche dopo una conversione che ci ha fatto cambiare vita. Pensiamo di essere cambiati, invece l’uomo vecchio di cui pensavamo di esserci sbarazzati, simpaticone, d’ogni tanto emerge e fa capolino nella nostra vita, facendo qualche danno e, soprattutto, gettandoci nello sconforto.

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