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Domenica 13 settembre 2020, III Domenica dopo il martirio di S. Giovanni

 

Dio ci ama anche se gli diciamo di no (Lc 9, 18-22)

Nel testo del Vangelo di oggi troviamo Gesù che pone due domande: vuole sapere dai discepoli che cosa la gente pensi di Lui, e che cosa essi pensano di Lui. Gesù chiede: "Cosa si dice in giro di me?". E gli apostoli riportano alcune opinioni: "Giovanni Battista, Elia, un profeta", cose molto belle!; altrove invece si dice di Gesù: "Un mangione, un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori (un uomo, cioè, di malaffare, pericoloso), un eretico, ecc". E' importante sapere cosa dice il catechismo di Lui; è importante sapere cosa si crede in giro; è importante farci dire dagli altri le loro esperienze su di Lui.
Ma ciò che è decisivo non è tutto questo. Ciò che è decisivo è la seconda domanda: "E per te, chi sono io?". "Qual è la mia presenza nella tua vita? Quanto vivo in te e tu di me? Come ti ho cambiato la vita, modo di pensare, di sentire, di amare, di dare priorità alle scelte". Tutte le risposte preconfezionate, le "belle rispostine", le frasi fatte, qui non c'entrano più. Ci si può ingannare facilmente riportando cosa si sa, cosa si ha studiato, cosa si dice in giro. Magari si fa una bella figura, magari si è anche ammirati. Ma la domanda decisiva è: "Chi sono per te?” E qui serve una risposta che venga da te!. Non si può sempre rifarsi a qualcun altro nella vita, ripararsi dietro agli altri chiamando in causa ciò che loro vivono. "Tu cosa vivi di Dio? Tu cos'hai nella tua anima? Tu sei disposto a lasciarti coinvolgere?". "Non scappare, rispondi: tu...". Dio ci ama anche se gli diciamo di "no". Dio ci accoglie anche se noi gli diciamo: "Non mi interessi; non voglio avere a che fare con te". L'importante è essere chiari e veri con sé e non mentirsi. Non dire: "Io credo in Dio" e poi vivere falsificando tutto questo, relegando Dio nel ripostiglio o nella soffitta della nostra vita, esibendo una facciata di fede che nasconde invece un vuoto di fede. L'esperienza cristiana è un incontro tra me e Lui. Leggiamo pure la vita dei santi e proponiamoli, andiamo pure a fare esperienze spirituali e religiose in giro, pellegrinaggi, ma non idolatriamoli. Perché ciò che conta è che tutto questo mi dia la forza di incontrare Lui, di sceglierlo, di lasciargli spazio, di trasformarmi, di diventare io stesso protagonista, partner di Dio.
Pietro qui risponde: "Tu sei il Cristo di Dio". Questa frase condensa tutto ciò che era il Cristo per gli apostoli. Dio è Colui che ti accoglierà in maniera incondizionata, che ti amerà al di là di ogni sbaglio, di ogni errore, dal quale potrai sempre andare con tutti i tuoi sbagli, errori, pianti, fallimenti e non dovrai rimediare; non dovrai rimeritarti l'amore; non dovrai fare qualcosa per dimostrargli che sei degno del suo amore; non dovrai sentirti in colpa. Dovrai semplicemente stendere le tue braccia e farti abbracciare da Lui.
C'è un proverbio russo che dice: "Con la menzogna puoi girare tutto il mondo, ma non arrivi mai a casa". Chi si piega alla paura del giudizio degli altri, chi ha bisogno di essere approvato e non può accettare di "essere riprovato", giudicato e considerato male, tenterà di mostrare al mondo una facciata diversa da quella che ha nell'intimo e così facendo si allontanerà sempre più da se stesso.
Bisogna avere il coraggio di vivere la propria vita in prima persona e questo è tutto. Perché la felicità della vita non può che derivare dal vivere la vita stessa con intensità.

Padre Paolo

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