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Domenica 06 settembre 2020, II Domenica dopo il martirio di S. Giovanni

 

Gesù è Giudice o Salvatore?   (Gv 5, 19-24)

Le domeniche che stiamo vivendo seguono il martirio del Battista. Sul suo esempio, veniamo richiamati a una responsabilità grande ed è la responsabilità della testimonianza. Ma siamo testimoni di chi? E di che cosa?
Il Vangelo ci parla dell'identità che Cristo il Figlio di Dio ha con il Padre. A noi tocca cogliere il senso di questo filo rosso e cogliere la vera identità di Cristo per poi annunciarlo.

Il Padre che pone come obiettivo quello di affascinare l’uomo, puntando sul rischio della libertà e non sull’imposizione. Ma è nella natura dell’amore rischiare sempre. Creare l’uomo è stato il più grande rischio di Dio.
“Meraviglia” non è sbalordire il pubblico con effetti speciali, o esibire giochi di prestigio con le regole della natura, ma è toccare il cuore con la bellezza e la bontà. Come a viene per Maria, la Madre di Gesù, maestra di stupore.
Gesù è il riflesso e lo specchio di Suo Padre e quindi con il suo comportamento mostra in pieno il volto buono di chi ci aspetta in cielo, un volto di un Padre che opera sempre, senza mai stancarsi, perché l'Amore non si stanca mai, ma diventa sempre più intenso e più bello. Quindi conoscendo Gesù conosciamo anche il Padre, che poi, è anche Padre nostro.
Se noi prendiamo come esempio una famiglia "normale"... cosa fa il papà con il suo bimbo? Lo cura, lo accudisce, lo istruisce, gli insegna a giocare a pallone, gli insegna i trucchi del mestiere, gli dà tanto amore e alla fine questo bimbo rispecchierà nella sua vita tutto questo, imitando in tutto il papà, nel modo di parlare, di camminare, di ridere, di gesticolare, un po' meno nell'ubbidire... e così a volte ci viene da esclamare: “guarda... sembrano gemelli!!!“. Infatti, i bambini sono delle spugne e, come tali, assorbono tutto. Ecco perché bisogna stare molto attenti a come noi adulti ci comportiamo, perché come si dice “dal frutto si comprende se la pianta è sana”. Se un figlio cresce con tanto amore, generalmente quando sarà grande non avrà paura di amare a sua volta, non avrà paura di affidarsi a Dio e di chiamarlo “Padre”, perché sa molto bene che un rapporto tra padre e figlio è fiducia, è amore, è complicità. Sa quindi che Dio essendo padre anche lui, non lo deluderà mai, non farà mai niente che possa dispiacerlo, non lo abbandonerà mai. Cosa che nella nostra realtà invece qualche volta succede. Non solo, viviamo in una società dove ci sono tante famiglie distrutte, genitori preoccupati perché non riescono ad arrivare alla fine del mese, preoccupazioni di ogni genere, la televisione e i videogiochi che hanno preso il posto di una bella chiacchierata a tavola. Insomma il rapporto tra padre e figlio, oggi ha qualche problemino.
Però, attenzione, non bisogna dare la colpa ai genitori se abbiamo poca fede. Certo... questo nostro rapporto con loro, ci condiziona in questo cammino e magari si ha più difficoltà e si va quindi più lentamente, ma il giorno che siamo venuti al mondo, Dio ha impresso nel nostro cuore il Suo amore grande e quindi spetta a noi, una volta adulti, cercare di spolverare la calamita che Lui ha nascosto in fondo al nostro cuore perché, dopo una bella lucidata, funzionerà a dovere e andrà da chi ci chiama da sempre. Gesù poi fa da collante tra noi e il Padre.
Allora, perché ostinarci a voler vedere Dio come un giudice severo? Lui non ha mandato suo figlio sulla terra a morire sulla croce per giudicarci... (poteva farlo anche da lassù lui stesso, senza scomodare nessuno...), ma la Sua venuta e la Sua morte sono servite per dare una vita nuova a tutti noi, una vita senza tenebre... insomma, ha salvato coloro che, senza di Lui, non possono assolutamente sperare di riuscire a cavarsi dai guai.
Dipende quindi dal nostro comportamento vedere Suo Figlio: come Salvatore o come Giudice. Gesù infatti prima di morire ci ha lasciato il Suo testamento... nel quale Lui dice a Maria: "Ecco tuo Figlio", e a Giovanni: "Ecco tua madre". Da quel momento siamo diventati una nuova generazione di figli, ma che non hanno smesso di fare stupidaggini.

Padre Paolo

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