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Domenica 24 maggio 2020,  VII Domenica di Pasqua

 

Delusione: fine di un mondo, non del mondo (Lc 24, 13-35)

Il Vangelo di questa domenica racconta e spiega come, dove e in che modo noi possiamo incontrare il Signore. Perché Dio è un’esperienza che tutti possiamo fare, se lo vogliamo.
Dio ti incontra nella tua strada. Se c’era una cosa che quei due discepoli non si aspettavano, era proprio di incontrarlo. E non è così in fin dei conti anche per noi? Chi di noi pensa di poter fare esperienza di Dio?

Quando Gesù si avvicina, non si accorgono neppure che è Lui (e di certo lo conoscevano bene!). Quante volte Dio viene nella nostra vita, nelle nostre strade e nelle nostre giornate, ma noi abbiamo deciso che Lui dev’essere così: che deve avere certi vestiti e certe forme, che deve rientrare in certi schemi. Stiamo tentando di imprigionare Dio, di decidere noi come Lui deve venire ed essere. Stiamo capovolgendo i ruoli: io sono dio e decido come tu, Dio, devi venire.
Dio non lo si conosce ma lo si riconosce, non puoi vederlo faccia a faccia (Mosè lo vide di spalle e questo fu il massimo!). Quando passa puoi solo vederne i segni, le tracce e dire “Lui è stato qui; Lui è qui”.
Allora quando non lo vedo, quando la mia vita è arida, quando non passa sulle mie strade, non è Lui che non viene ma io che, imprigionato nei miei schemi, non riesco a vederlo. E Dio ripasserà ancora e questo ci dà una grande speranza, Ma se avremo gli stessi occhi, continueremo a non vederlo, e questa è una grande tragedia.
Il Vangelo racconta la delusione dei due discepoli di Emmaus. Avevano creduto in Gesù, si erano fatti della speranze, veramente quest’uomo li aveva “presi”, entusiasmati, contagiati, Ma adesso tutto era finito e la loro delusione era grande, enorme, senza fine.
Quante volte anche noi diciamo: “Questa non mi doveva accadere! Questa proprio non me l’aspettavo! Questa non ci voleva proprio! Non me lo sarei mai aspettato!”. E siamo delusi, abbattuti :”Pensavamo che le cose andassero in una direzione e invece…” (Gv 24,21).
E siamo arrabbiati: “La vita ce l’ha con noi? Ma che gli ho fatto a Dio?”. Quante volte siamo delusi da come va la nostra vita! Avevamo delle attese, delle aspettative suI nostri rapporti, sul matrimonio, sulle amicizie e sul nostro futuro e invece restiamo delusi, perchè le cose non sono andate come noi ce le aspettavamo, come noi avevamo pensato, come noi avevamo sognato o come era logico pensare.
Gli apostoli avevano dato tutto per Gesù, avevano lasciato lavoro, casa, famiglia, moglie, figli, tutte le loro certezze: possiamo capire che delusione immensa dev’essere stata la sua morte. Per loro era veramente la fine del mondo.
Ma incredibilmente è proprio nel fallimento di tutto ciò che avevano costruito, è proprio all’interno della loro delusione che incontrano Gesù.
Quando mi succede qualcosa e mi sembra la fine del mondo, in realtà è la fine di un mondo ma non del mondo. Quando mi sembra di aver fallito è solo il fallimento di un modo di percepirmi, di pensare e di vivere, non sono io il fallito.
I discepoli di Emmaus incontrano Dio proprio nel bel mezzo della loro delusione e del loro fallimento.
Ma Dio lo incontri spesso proprio nei tuoi fallimenti e nelle tue sconfitte. Perché quando abbatti i tuoi muri di orgoglio, le tue rigidità e la tua apparente sicurezza, allora Lui può entrare.
Ogni volta che fallisco mi devo chiedere: “Che cosa mi sta dicendo Dio? Non bisognava che tutto questo mi accadesse perché ne ricevessi un bene? Non bisognava che io provassi questo dolore affinché mi liberassi da tante illusioni?” Non è lo stesso Dio che ti sta guidando in tutto questo?

Padre Paolo

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