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Domenica 17 maggio 2020, Domenica VI di Pasqua

 

Chi ama non teme (Gv 14,25-29)

Nel vangelo di questa domenica la liturgia ci offre ancora dei messaggi che Gesù ci ha lasciato nell’ultima cena. Dopo la lavanda dei piedi, dopo che Giuda se n’è andato per compiere il suo tradimento, Gesù fa un lungo discorso e prepara i suoi amici alla sua partenza.
“Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi”. Non lo vedranno più; l’Amico Gesù, colui con il quale condividevano le giornate, le gioie e gli entusiasmi, le incomprensioni del mondo e l’odio, l’amore e i miracoli, le fatiche e le preghiere, sta per andarsene. Gesù fisicamente non ci sarà più e questo causa turbamento, angoscia e terrore. “Che faremo senza di lui? Come potrà andare avanti la vita senza la nostra Vita? Chi ci aiuterà? Chi ci sosterrà? Come faremo a vivere senza di lui? Avrà ancora senso la vita?”. Sono domande inquietanti che si pongono gli apostoli dal profondo della tempesta che si agita nel loro animo. Sono domande che agitano i giorni e le notti di molte persone quando muore un figlio, un caro, qualcuno che si ama; sono le domande che ci poniamo quando perdiamo fisicamente, esteriormente qualcosa, quando ci viene sottratto ciò che avevamo di caro, di prezioso e unico.
In fondo in fondo gli apostoli nutrivano l’illusione che Gesù avrebbe instaurato il regno dei cieli qui sulla terra; speravano che qualcosa di diverso sarebbe successo, un po’ credevano nell’intervento del Padre in favore di suo Figlio. E invece no. Allora tutte le loro sicurezze, tutte le loro certezze sono svanite, si sono dissolte come il fumo nel vento. La terra ha iniziato a scuotersi sotto i piedi e tutto è crollato. “Ma cosa rimane?”. Sembrava tutto finito. Ma la grande sorpresa fu che quel Gesù fisico, esteriore, in carne ed ossa, adesso ce l’avevano dentro.
Queste parole del vangelo non dicono nient’altro che Gesù sarà presente nella loro vita non più fisicamente, ma realmente in un altro modo. E lo sentiranno vivo per davvero.
“Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Poi il vangelo ci parla dello Spirito Consolatore, il paràclito (in greco parakletos, che era l’avvocato, colui che difendeva in giudizio). Ma in questo caso vuol dire anche chi consola, colui che incoraggia.
Per me è importante riconoscere e percepire la presenza di Dio in me (lo Spirito) che mi difende dalle accuse del mondo: “non vali niente; sbagli sempre, predichi tanto, fai sempre i soliti sbagli”. Oppure quando ingiustamente vengo attaccato, sentire la Voce dello Spirito che mi difende, mi ridona dignità e lotta per aiutarmi a vivere e sostenere ciò in cui credo. In certe situazione sentire questa forza che è come un fuoco, che mi fa sentire come un leone, come un eroe, mi aiuta a far valere ciò in cui credo, a non svendermi.
Una voce grida forte dentro di me: “Difenditi, tu sei figlio di Dio, mio figlio; custodisci ciò in cui credi e per cui vivi; lotta per essere te stesso e per compiere il progetto di Dio su di te”.
In certe situazioni, se non avessi questa voce, veramente rischierei di mollare.
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”. Per molte persone pace vuol dire assenza di conflitti, evitarsi ogni difficoltà, ogni scontro, ogni diversità d’opinione, di modi di vivere e di scelte di vita. Altri fanno la pace solo perché non sanno sostenere o reggere la diversità. Altri si vantano di essere in pace con tutti, ma in realtà non cercano la pace, ma l’approvazione degli altri.
La pace è il frutto di un lungo cammino. La pace di Gesù nasce solo da persone pacificate, che hanno fatto pace con le proprie guerre e tensioni interne.
Chi non è in pace con sé non può portare pace e pacificazione. La pace nasce solo da persone che si accettano, che si amano.
La pace di Gesù è il frutto del “non essere turbati e del non aver timore”, perché c’è Lui al nostro fianco.

Padre Paolo

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