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Domenica 26 aprile 2020, III di Pasqua

 

Chiediamo a Dio di avere uno sguardo puro e vero (Gv 1,29-34)

Qualche tempo fa, girava su internet un breve video nel quale un giovane uomo, preso dal proprio lavoro e dalla fretta di fare tutto quel che ha da fare, ogni volta che incontra una persona sul proprio cammino che gli rallenta il ritmo, si arrabbia e dentro di sè esprime giudizi negativi su tutti.
E così giudica male il bambino che sembra fare apposta a passare con il suo skateboard mentre lui esce dal parcheggio di casa. Così pure la donna che gli "ruba" il parcheggio o il cameriere troppo lento nella caffetteria dove fa colazione.
Ad un certo punto, al culmine della rabbia, il nostro giovane convinto che tutti siano contro di lui, riceve un paio di occhiali strani da un cuomo misterioso che poi scompare.
Quegli occhiali una volta indossati gli permettono di leggere quello che sta dietro la storia delle persone che incontra, oltre le apparenze. E così scopre che tutti quelli che sembravano contro di lui in realtà hanno una storia spesso di sofferenza, che li porta a comportarsi in modo inaspettato.
Il cameriere lento in realtà è un ragazzo che sta uscendo dalla droga e ha bisogno di quel lavoro, la donna del parcheggio in realtà è distratta per un lutto recente, e il bambino dello skateboard passa di lì quando lo vede uscire in auto non per cattiveria ma perché ha solo bisogno di essere aiutato e ascoltato da un adulto, visto che in casa nessuno gli presta attenzione.
Sono occhiali in un certo senso "spirituali" quelli che questo uomo indossa nel breve video.
Ed è un po' così che mi immagino Giovanni Battista quando dice di aver riconosciuto nell'uomo Gesù venuto al Giordano, il Messia di Dio, l'inviato a salvare l'uomo (l'agnello di Dio come quello della storia dell'Esodo, il cui sangue posto sugli stipiti delle porte degli Israeliti, ha salvato il popolo dall'angelo della distruzione inviato da Dio in Egitto).
Giovanni Battista è capace di vedere in Gesù, uomo tra i tanti, la presenza di Dio. Sembra davvero che possegga lo sguardo capace di andare oltre la superficie e i pregiudizi, e di vedere la realtà della persona, per quella che è secondo lo sguardo di Dio.
Allora mi interrogo sul mio modo di vedere le persone che ho accanto, sia quelle che conosco da tempo e che vedo spesso, sia quelle che incrocio per caso e vedo magari solo una volta. Mi accorgo di non avere sempre uno sguardo spirituale e i miei occhiali sono appannati da pregiudizi ed egoismo.
Gli occhiali del video sono ovviamente una fantasia, ma credo che con una buona pratica del Vangelo e allenando gli occhi con l'amore per l'uomo, possiamo davvero riuscire a "vedere oltre" la superficie e scoprire la realtà del nostro prossimo, che in fondo è come noi, ha i nostri stessi desideri, le nostre esigenze e talvolta le nostre stesse sofferenze.
Uno sguardo spirituale è uno sguardo che non ci porta fuori dalla realtà, ma esattamente il contrario, e ci fa scoprire la verità che sta sotto le apparenze, specialmente quando riguardano le persone.
Giovanni Battista è stato capace di vedere Dio in Gesù di Nazareth e ha reso partecipi anche altri di questo sguardo.
Anche noi chiediamo a Dio uno sguardo puro e vero, per vedere un pezzetto di Dio anche nel fratello più lontano, più povero, più solo e più diverso da noi, che potremmo incontrare nelle nostre strade quando gradualmente usciremo da questa crisi.
Impegniamoci ad alzare il nostro sguardo per riconoscere intorno a noi questi nostri fratelli bisognosi.

Padre Paolo

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