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Domenica 2 febbraio 2020, Presentazione del Signore al Tempio

Il ruolo dei genitori di Gesù (Lc 2, 22-40 )

Oggi si celebra la Giornata della vita. La nostra attenzione d'amore si allarga ad abbracciare i genitori di Gesù: Maria, la madre vergine, e Giuseppe, lo sposo di Maria e padre adottivo.
Il vangelo di oggi in cui si racconta l’episodio della ricerca di Gesù dodicenne, che si era trattenuto al Tempio all’insaputa dei genitori, si conclude con la frase “Essi non compresero”.
Ma non è compito degli altri comprendere il nostro senso, la nostra strada, la nostra volontà. E’ un compito personale, individuale, ognuno ha il proprio. Certo tutto questo ci aiuta a capire che Maria e Giuseppe rimasero delusi… non capirono.
In fondo è ciò che dobbiamo tutti affrontare. Dobbiamo avere la forza di andare avanti per la nostra strada, seguire ciò che ci appassiona e ci fa vibrare l’anima, metterci in ascolto della Voce di Dio, che ci attrae anche se tutti sono contrari.
Maria e Giuseppe tornano a casa e Maria sente tutta l’estraneità di suo figlio. Sente che non lo può dirigere o influenzare.
Quanto male provano i genitori quando il figlio a un certo punto inizia a non uscire più la domenica con loro e preferisce altri a loro! Quando il maschietto trova “la ragazzina”, cosa prova la madre? I genitori si sentono estromessi, tagliati fuori, estranei. Anche Maria ha passato tutto questo! E’ necessario. Deve andare così e noi dobbiamo imparare a lasciarli andare.
Gesù rimane con i genitori, ma nulla sarà più lo stesso. Giuseppe e Maria non comprendono la scelta di Gesù, come capita ai comuni genitori quando non capiscono i sentimenti, le decisioni e i comportamenti dei loro figli.
Giuseppe e Maria hanno capito che il loro figlio “non è loro”, che non hanno potere decisionale su di lui, che lo devono lasciare andare, ma per ora gli sono vicini, lo tengono con sé consapevoli che un giorno lui se ne andrà. Da una parte bisogna stargli vicino, rassicurarlo, dargli amore, dall’altra bisogna piano piano lasciarlo andare. E’ necessario che lui si metta alla prova, con la consapevolezza che potrà sempre tornare, ma solo se lo vorrà lui.
Pensate se Giuseppe e Maria non avessero lasciato andare il proprio figlio! Pensate se non lo avessero preso per com’era! Pensate se lo avessero fermato nel suo cammino, se gli avessero proibito di fare ciò che ha fatto, di esporsi, di essere diverso. Pensate se lo avessero fatto sentire in colpa o accusato, e in questo modo avessero bloccato il loro figlio Gesù. Pensate se non avessero considerato che lui era Figlio di Dio, che aveva una missione, una chiamata. Noi oggi non saremmo qui, non ci sarebbe forse il cristianesimo. Non rabbrividite davanti a tutto questo? Non vi fa tremare?
Il vangelo si conclude con "Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore". Cioè viveva quanto le succedeva in profondità attraverso una ricerca e riflessione paziente del compito affidatogli dal Signore.
Questo è lo specchio su cui ogni famiglia cristiana è chiamata a guardarsi, a confrontarsi, riscoprendo continuamente ciò che essa è e ciò che deve essere: un "mistero d'amore" sul modello della famiglia divina, la Trinità.
La famiglia, appunto, come "comunità d'amore", non un amore qualunque, ma trinitario: dove cioè l'amore che circola al suo interno e lega i suoi membri deriva dall'amore che arde nel seno della Trinità e imita i rapporti tra le Persone divine. Sulla terra la famiglia di Nazaret ha realizzato questo modello divino in misura perfetta.
Maria e Giuseppe hanno insegnato a Gesù non solo a camminare e a parlare, ma anche a pregare; gli hanno parlato di Dio, lo hanno educato nella vita religiosa, tutto quello che dovrebbero fare anche i genitori di oggi per i propri figli.

Padre Paolo

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