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Domenica 12 gennaio 2020, Battesimo del Signore

Solidarietà = io mi metto dalla tua parte (Mt 3,13-17)

Con questa domenica si chiude il tempo natalizio. La chiesa ortodossa riunisce in un’unica festa il Natale, l’Epifania e il Battesimo. Anche questa festa fa parte di quello che è il Natale: una rivelazione, come a dire che Dio è un’esperienza, un incontro che ti si rivela solo se hai occhi per vederlo. E il Vangelo di oggi ci presenta un Gesù di trent’anni, già adulto, mentre in quello dell’Epifania, quando i Magi vanno a trovarlo, ha solo pochi mesi. E in mezzo cos’è successo? Cosa sappiamo dei primi trent’anni di Gesù? Non sappiamo niente. Trent’anni di formazione, di crescita, di maturazione, di silenzio. Come a dire che dopo i Magi, dopo la festa iniziale con i cori e gli angeli, c’è il duro lavoro di diventare uomini.
Si nasce maschi e femmine, ma diventare uomini e donne è compito di ciascuno di noi. Guardate la natura, sembra morta, spoglia, consumata, eppure sta lavorando, sta maturando e in primavera esploderà. Esiste un lavoro nascosto nelle cose. Questo vale nel bene e nel male. Tutte le cose hanno tempi di maturazione sotterranea, non visibili, tempi d’incubazione, e poi esplodono.
Nel male: uno cova e poi, all’improvviso, scoppia quello che c’è dentro. Manda giù la rabbia, la tensione, sta sempre zitto, ma ingoia oggi e ingoia domani, ad un certo punto esplode, e se esplode all’interno (implosione), si ammala; se esplode all’esterno, diventa una bomba irrefrenabile. Pensate a certe persone che sembravano normali e che poi sono scoppiate!
Nel bene: tu lavori su te stesso o su di un problema. E’ da tanto tempo che ci lavori e non succede niente, allora ti stanchi, ti demotivi, ti butti giù: ci vuole davvero tanta fiducia per lavorare anche quando sembra non succedere niente, quanto tutto sembra procedere come prima nonostante tutti gli sforzi. Ma poi, all’improvviso un fatto, un evento, qualcosa di imprevisto succede, come un miracolo… e si cambia, scatta qualcosa e si supera l’ostacolo, si apre una porta del muro. Ci sono stagioni della vita destinate solo a crescere e stagioni della vita destinate a portare frutto.
Il Vangelo presenta Gesù che va da Giovanni il Battista a farsi battezzare, ma lui non vuole farlo, e quasi nasce un battibecco tra i due. Era molto difficile per i primi cristiani e per l’evangelista Matteo accettare che Gesù fosse stato battezzato, poiché era come dire che Gesù aveva peccati da farsi perdonare. Gesù, qui, è solidale con l’uomo: “Voglio condividere l’intero cammino dell’umanità. Non voglio essere diverso, o più, degli altri, Voglio essere uno come loro”. Gesù è solidale, se vuoi capire i poveri, vivi con loro; se vuoi capire la giustizia, battiti per una causa giusta; se vuoi essere libero, liberati da ciò che ti imprigiona. Solidarietà non è tanto dare offerte o attestati di stima. Solidarietà è: “Mi metto dalla tua parte”. Gesù voleva stare con l’uomo e ha condiviso in tutto l’umanità, con tutte le sue conseguenze, compresi il rifiuto e l’ostilità. L’amore è solidale: mi metto dalla tua parte, sto con te, mi immergo con te nella tua vita; nella buona e nella cattiva sorte io starò con te, non ti lascerò, non ti abbandonerò, non ti pianterò in asso.
Battesimo, in greco “Baptizein”, vuol dire immergersi: in ebraico Giordano (Yared) vuol dire discendere. Solidarietà vuol dire immergersi nelle situazioni. Quando succede un fatto,
molte persone dicono fra sé (sottovoce, che nessuno li senta): “Non è affare mio, si arrangino, non è un problema mio, non mi riguarda”. Solidarietà, invece, vuol dire: “Ciò che ti è successo mi riguarda, mi interpella, non mi può lasciare indifferente, non posso chiudere gli occhi e far finta di niente”.
Solidarietà vuol dire: “Io ci sono. Io ti aiuto. Io mi metterò dalla tua parte”. Esattamente quello che ha fatto Gesù.

Padre Paolo

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