• Stampa

 

Domenica 22 dicembre 2019, VI di Avvento

 

Dio ha bisogno di me (Gv 1, 6-8. 15-18 )

Nel Vangelo che leggiamo in questa ultima domenica d’Avvento, Luca riprende lo schema delle tante "annunciazioni" presenti nella Bibbia. Poco importa come si siano svolti i fatti, è così che Luca ce li racconta. E ci stupisce. Dio sceglie non la moglie dell'imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, ma la piccola adolescente Maria. A lei chiede di diventare la porta d'ingresso per Dio nel mondo.
Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: “Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo “. Appunto.

Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all'ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l'Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
Dio sceglie Nazareth, un paese occupato dall'Impero romano e ai confini della storia, in un'epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, rivelandoci ancora una volta la logica di Dio basata sull'essenziale, sul mistero e sulla profezia.
A noi, che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l'efficienza e la produttività, Dio dice che la sua logica è diversa. Dio non ha bisogno di grandi mezzi per salvare il mondo, non cerca grandi protagonisti della Storia, egli vuole me.
Quando pensiamo di avere sbagliato nella vita, di non avere avuto sufficienti opportunità e non siamo soddisfatti dei nostri risultati o siamo travolti dall'assordante incitamento di chi ci grida "devi riuscire", pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.
Dio ha bisogno di me, oggi, della mia piccola vita per essere presente in questo mondo che langue.
Il Natale sta arrivando, mentre tutti cercano di coprire degli spazi con qualche addobbo, con qualche regalo. Maria raggiunta dalla grazia di Dio, non costruisce uno spazio sacro, ma fa spazio a Dio, offrendo il suo fragile e tenero grembo, per mettere al mondo il Suo figlio.
Perché se Dio ti raggiunge, ti chiede di percorrere strade non ordinarie, strade che non sono neppure nell'ordine delle cose.
Arriva il Natale: fa' spazio a Dio entrando nell'ordine di Dio e delle Sue cose. Nel Suo modo di farsi dono, di porgere un dono. Accetta il modo sorprendente col quale ama avvicinarci, accarezzando la nostra umanità rendendola feconda.
Prima di regalare qualcosa a Natale, perché non regaliamo noi stessi?
Il dono custodisce un volto, il volto dell'altro. E quindi, a ben vedere, il vero dono non è la cosa, ma l'altro, il vero dono della nostra vita sono le persone.
L'aver dimenticato questo per una sorta di ubriacatura per le cose materiali, ci ha portato a inseguire la grandezza degli oggetti da donare, più grandi sono, più grande ci sembra essere il dono. Copriamo i bambini di doni per coprire le nostre assenze.
Il dono al contrario, nel suo significato più vero, ci ricorda l'altro. Essere pensati è il vero dono, è ciò che ci fa rinascere. Tu mi hai pensato, io ci sono, ci sono per te. Nel dono ci sentiamo pensati, concepiti, in qualche modo nasciamo alla luce.
Solo qualche giorno ci separa dal Natale e dal mare di banalità e di sofferenza che di cui siamo attorniati. Andiamo a Betlemme, così come siamo, il nostro Dio ci dice: “non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro".
Così è il nostro Dio, lasciamoci incontrare!

Padre Paolo

Scarica qui il COM della settimana