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Domenica 15 dicembre 2019, V di Avvento

 

Riscopriamo l’umiltà della nostra vita .  (Gv 1, 6-8. 15-18 )

E’ la quinta domenica di avvento. Il tempo di preparazione al Natale è sempre caratterizzato dalla presenza di due compagni di viaggio che rendono questo cammino più piacevole. Questi due compagni sono Maria e Giovanni Battista. Di Maria si è parlato abbondantemente in settimana, l’8 dicembre, in occasione della solennità dell’Immacolata concezione, e avremo occasione di parlarne anche domenica prossima che, nella tradizione ambrosiana, è la domenica della Divina Maternità.
Oggi tuttavia ci soffermiamo sulla figura di Giovanni Battista, il precursore, che è il personaggio che incontriamo sempre in Avvento, e ci offre spunti importanti per camminare verso il Natale del Signore. Il Battista nel vangelo di Giovanni non viene presentato come negli altri vangeli, come l’asceta o il profeta duro che annuncia la distruzione se gli uomini non si convertono. Viene dipinto come il testimone. Il Battista è semplicemente un’indicazione, uno strumento che dice: “Non guardate me, guardate più in là, guardate oltre me, guardate ciò che sta dentro me”.
Qui Giovanni Battista non spiega, non dice chi verrà o come verrà. Dice solo: “Preparate la via… verrà uno che non conoscete… e io di fronte a lui sono niente”. Questa è l’essenza dell’avvento. Giovanni Battista sente che qualcosa deve avvenire, attende, aspetta. Sente che sta arrivando qualcosa, ma non sa cosa.
Attendere vuol dire aspettarsi qualcosa di nuovo, di diverso, di non solito. Ma devi rimanere sorpreso perché se conosci già tutto, se tutto è già scritto, che Natale è? Che avvento è? Prepararsi vuol dire: “Acconsenti che ti succeda qualcosa di cui non puoi disporre, che non puoi controllare, che non puoi gestire. Permetti che la vita ti faccia delle sorprese”. Noi tendiamo a controllare tutto. Noi pianifichiamo tutto. Noi gestiamo tutto o per lo meno ci proviamo. Ma Dio è l’in-gestibile, perché Dio è il sempre nuovo, perché Dio è più grande, oltre, più in là. Se Dio non ti sorprende, non è Dio. Se Dio non ti spiazza, non è Dio. Se Dio non ti schiaffeggia, rendendoti conto di certe cose, non è Dio. Dio è molto più degli imprevisti in tutto ciò che pre-vedo.
Quindi lasciate che la vita vi sorprenda! Permettete alla vita di manifestare tutta la sua ricchezza. Ricordatevi che la vita lavora sempre con voi e mai contro di voi. Se la ostacolate, ostacolate voi stessi.
Ma non basta, il Battista ci insegna anche l'umiltà, l'essenzialità e la testimonianza coraggiosa. L'umiltà si concretizza nel riconoscere il primato di Dio nella propria vita. Già nel grembo di Elisabetta, Giovanni esulta quando sua Madre incontra, nell'icona della Visitazione, Maria in attesa del Salvatore. Sul fiume Giordano il precursore indica ai suoi discepoli l'Agnello di Dio. Ai suoi afferma inoltre che è venuto il momento di diminuire e di far crescere Gesù. Dovremmo riscoprire l'umiltà nella nostra vita, questo atteggiamento che sa mettere in ogni scelta la volontà di Gesù perché tutta la nostra vita di credenti sia orientata a Lui in ogni ambito. L'essenzialità del precursore sta nel vestirsi, nel cibarsi e quindi in uno stile di vita sobrio. Ci richiama alla necessità di cambiare stili di vita, perché questi anni di crisi non ci hanno insegnato a mettere ordine nelle priorità. C'è una continua ricerca di possesso che sfocia in una rincorsa anche a guadagni facili, quali ad esempio il gioco: la ludopatia è un fenomeno in crescita. Il Battista ci esorta a riscoprire la priorità. Ma l'insegnamento maggiore di Giovanni è la testimonianza coraggiosa, quella che arriverà fino al suo martirio. Siamo invitati al coraggio... nella Chiesa non mancano testimoni coraggiosi, penso ad esempio ai sacerdoti recentemente uccisi.
Nel nostro piccolo ci è chiesto di vivere anche noi la nostra testimonianza con quel coraggio e quella determinazione che ci rende veri discepoli di Gesù. Coraggio e determinazione che sono dono del Signore, ma come tutti i doni vanno invocati, anche attraverso la mediazione dei santi, come madre Teresa di Calcutta, in ginocchio e con fede, accettando le prove della vita come opportunità di crescita personale.

Padre Paolo

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