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Domenica 1° dicembre 2019, III domenica di Avvento

 

Che idea mi sono fatto su Dio? (Mt 11, 2-15)

 Giovanni Battista è prigioniero in carcere e pone a Gesù, attraverso i discepoli, la grande domanda di tutta gente che al tempo aspettava il Messia: "Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettarne un altro?".
Giovanni aveva annunciato un Gesù molto severo, giudicante: per lui il Signore avrebbe rimesso a posto tutto ciò che c'era di negativo e di male nel mondo; premiato i giusti, condannato i corrotti; Il Battista, allora, si aspettava un Messia, un Gesù Rambo, Terminator; uno forte, potente, deciso, intransigente: "Facciamo il bene con la forza". Allora quando Gesù arriva Giovanni è profondamente deluso: non era come lui l'aveva annunciato e previsto, duro, arrabbiato e giudicante. Gesù, anzi, dice che non vuole condannare nessuno, che è venuto per tutti; ma per amare e incontrare le persone; dice di essere venuto per chiunque ne abbia bisogno o sia smarrito. Allora il Battista, che stima Gesù, non sa più cosa pensare, rimane sconcertato. Ecco allora che gli manda dei discepoli per chiedergli: "Ma sei tu o no?" perché lui non sa più cosa credere. Giovanni Battista credeva che Dio fosse in un modo e si accorge che Dio è diverso.

    Einstein diceva che ci sono tre gradi di religiosità: quella fondata sulla paura; quella fondata sui sentimenti sociali e quella cosmica.
    Il primo livello, potremmo dire, era quello che viveva molta gente al tempo di Giovanni Battista. È la religione del Dio giudice, severo, pronto a punire e condannare; un Dio che proibisce e che ordina. Un Dio da temere, di cui aver paura, un Dio da "tenere buono" perché gestisce e può mandare la malattia, la fame, il dolore e la morte. È la religione del bambino che ha paura di tutto, che non si sa spiegare i misteri della vita, che non sa pensare con la sua testa e si inchina ad un ordine superiore.
In questo stadio religioso non c'è crescita della persona: si è in balia di Dio. Io non posso fare niente. È un modo molto comodo per molti: da una parte "tengo buono" Dio con delle pratiche, offerte, sacrifici, d'altra parte Lui non mi chiede niente, né mi coinvolge.
Qui c'è spazio per tutto: magia, superstizione, panico, angoscia.
È il Dio dell'amore aggressivo: se sbagli ti punisco. "Convertiamoli tutti: o con le buone o con le cattive".
Dio è lassù ed è da temere. Se possiamo teniamolo buono.
    Poi c'è un secondo livello quello di Giovanni Battista che dice "no" all'ingiustizia, alla falsità, all'ipocrisia che vede serpeggiare attorno.
Nasce l'idea che ci dev'essere una giustizia, che Dio non può lasciare impunite certe violenze e situazioni. Che se Dio è Dio ci deve ascoltare; che se Dio è Dio non può permettere che accadano certe cose. Che se Dio è Dio allora deve intervenire per dare una mano a chi davvero è in difficoltà, a chi davvero crede, a chi davvero si affida a Lui. Dio diventa, allora, il Dio-Provvidenza, il Dio che consola, che punisce, ma solo per il bene dell'uomo.
Dio vuole dall'uomo responsabilità, giustizia, fratellanza, uguaglianza. Dio si fa carità, amore e aiuto.
Ai nostri figli facciamo vedere l'assenza dei nostri padri: mostriamo le foto dei forni crematori di Auschwitz e Dachau, incisi con le unghie da uomini che lottavano contro la morte. E diciamo: "Ma dov'erano i nostri padri? Cosa facevano le persone a quel tempo?".
Ma cosa diranno i nostri figli di noi quando mostreranno ai loro figli le foto di un pianeta dove scorreva anni fa acqua pulita e bevibile, dove si poteva girare per le strade senza mascherine antigas, dove le radiazioni del sole non distruggevano la pelle (non c'era ancora il buco d'ozono), dove c'era il verde, le foreste e gli animali? Cosa diremo? Potremmo prendercela con Dio? O non dovremmo guardarci allo specchio e vergognarci? O non ci rimarrà che batterci il petto e dire: "Ci dovevamo convertire prima?. Troppo tardi adesso!".
È un Dio che ci fa indignare e che ci fa arrabbiare di fronte a certe ingiustizie, che non ci piace tanto di fronte ai bambini che muoiono di fame, al napalm lanciato sui civili siriani:            
"Ma dove sei Dio? Come puoi permettere tutto questo". Risposta: "Sono lì in quei bambini e in quei civili!".
È il Dio dell'amore caritatevole: "Vengo e ti aiuto". E' il Dio del tutto-per-gli-altri. È un Dio che ci muove verso gli altri. Vedo il disagio e non posso starmene fermo. Dio è lassù ma ci ascolta. Ma quando Dio non ascolta più le mie richieste è giunto il momento di cambiare la mia immagine di Dio.
    Poi c’è il terzo livello, il Dio di Gesù che è presente in me, in te, in ciascuno di noi. E' il Dio della vita, della libertà, della guarigione, del cambiamento. E' il Dio che vive in tutte le cose perché tutti gli esseri sono immagine Sua. E' il Dio dentro ad ogni creatura. E' il Dio che mi chiede di trasformarmi, di realizzarmi, di trasformare la mia aggressività interna in amore cosmico, universale. E' il Dio della Luce, della consapevolezza:
E' il Dio dell'amore universale: "Tu sei in ogni cosa". Dio è quaggiù ed è in noi.
Allora non basta dire: "Io credo" e sentirsi a posto. "Sì, d'accordo tu credi. Ma in che cosa credi? Com'è il tuo credere? Sei ancora bambino, infantile, nel tuo credere?". Se non sono mai andato in crisi, in difficoltà nel mio credere, allora credo ancora come quand'ero bambino; allora la mia fede è puerile e piena di paura.
Quando i ragazzi a 14-15 anni abbandonano l'immagine di Dio non è terribile, anzi è addirittura necessario. In realtà non lasciano Dio, ma solo il Dio del bambino. Ciò che è problematico è che non trovano niente dopo, che non c'è nessun Dio "per la loro età" dove possono identificarsi. Ma guai se non "perdessero" il Dio del bambino.
Il tuo credere va in crisi? Bene. La vita ti chiama ad approfondire, a trovare un Dio più vero, a progredire nel cammino di fede, a scoprire un'immagine meno falsata e lontana. Nella vita di fede sono chiamato a progredire, a passare dalla prima alla seconda e alla terza fase.
La lieta notizia è che possiamo vivere qualcosa che va al di là delle nostre aspettative e non in paradiso, ma qui su questa terra. Possiamo vivere, vibrare, amare, sentirci grati ed essere felici e tutto con una tale intensità da piangere, da far mancare l'aria.     Perché strisciare per terra e vivere come dei vermi se abbiamo le ali per volare?
Chi si fida di Dio vive così.

Padre Paolo

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