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Domenica 24 novembre 2019, II di Avvento

 

Alziamo lo sguardo invece di lamentarci (Lc 3, 1-18)

Possiamo celebrare il Natale senza che mai Dio nasca nei nostri cuori? Ecco perchè abbiamo bisogno di un tempo di interiorità per accogliere la luce del Signore. Un tempo per far sì che il giorno della venuta del Signore non ci piombi addosso all'improvviso e ci trovi impreparati. Sarebbe un’assurdità passare la vita ad invocare la venuta del Signore, e non esserci nel momento della sua venuta interiore! Certo, non è facile e tutto ci rema contro: la crisi economica, il clima politico, l’invito ossessivo all’acquisto proposto dai media nel periodo natalizio che fa leva sui buoni sentimenti, le difficoltà della vita di tutti i giorni. Tra tutte queste pressioni anch'io, come voi, ho bisogno di un criterio, di un giudizio che vada al di là delle opinioni, di una parola che illumini, di una profezia.
Ecco che possiamo leggere le parole del Vangelo di oggi (Lc 3, 1-18) come se aprissimo le pagine di un quotidiano: “dopo l'assalto alle torri gemelli, mentre la Siria era divorata dalla guerra, a Parigi si ricordavano le vittime del terrorismo, mentre era presidente della Russia Vladimir Putin , a un anno dalla scadenza della elezioni presidenziali americane di Donald Trump, regnante papa Francesco, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.”
La parola di Dio scende su un piccolo profeta nel deserto, evitando con cura tutti i potenti dell'epoca, tutti i grandi agli occhi del mondo, e bisogna scovarla, andare nel deserto, cioè zittire le nostre paure e le tante opinioni, per poterla ascoltare.
Così la Storia di Dio si sovrappone alla piccola e violenta storia degli uomini e la trasfigura. Nessuno di noi conoscerebbe Erode se non avesse ucciso il Battista.
Pilato viene nominato ogni domenica nella professione di fede non per la sua audacia politica e militare, ma per aver ucciso un falegname esaltato che si diceva Dio. E lo era veramente.
Entrare in questa storia significa anzitutto aprirsi allo stupore di Dio, attenderlo ed accoglierlo per ciò che Egli è, non per ciò che vorremmo che fosse. L'Avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede o alla nostra poca disponibilità alla preghiera, ma è un tempo in cui ci è chiesto di preparare la strada, di spalancare il cuore.
Non è facile, ma è possibile.
Cristo ci chiede di alzare lo sguardo, invece di lamentarci, di guardare oltre, al di là. L'importante è arrivare al Natale, a quello vero, con il cuore, leggero, senza lasciarlo appesantire dalla dissipazione, dallo stordimento, dalle preoccupazioni della vita.
Il Vangelo ci invita a raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri. Cioè avere un pensiero semplice, senza troppi giri di testa. La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono. La fede va interrogata e nutrita. Ma ad un certo punto diventa un salto tra le braccia di questo Dio. Abbiamo bisogno di pensieri positivi e buoni nella nostra vita, per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità. Tutti noi abbiamo nel cuore dei buchi più o meno grandi, o delle angosce più o meno superate. Ebbene, occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilità o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore, l'importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne. In un mondo basato sull'immagine, dove conta più l'apparenza della sofferenza, fa bene eseguire esercizi ginnici per stare in forma, è cosa buona anche curare il proprio modo di vestire, ma occorre aprire qualche palestra per lo spirito, chiedere qualche consiglio a uno stilista del cuore e dell'anima!
Essenzialità, verità, desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio, per lasciare entrare la gioia dell'attesa, quella che ci apre allo stupore...

Padre Paolo

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