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Domenica 17 novembre 2019, I domenica di Avvento

 

Non lasciare raffreddare l’amore Mt 24, 1-31

Dopo questo vangelo provo come un senso di stordimento. Che cosa risponde il mio cuore a queste parole? Vi confesso che il cuore è stordito.
Ma con il suo linguaggio apocalittico il vangelo non vuole raccontare la fine del mondo, ma il mistero del mondo, il suo significato. Vangelo dell’oggi ma anche del domani.
Che cosa attendere per domani? Un cattivo futuro? No. Se leggiamo con attenzione, ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte alla speranza.

Vita e morte arrivano assieme. Come è possibile?
Quando Gesù è in croce ,tutti attorno lo deridono e gli gridano: “salva, salva, salva te stesso!” Per tre volte. Ma Gesù non lo fa, non è la cosa più importante aver salva la vita, lui adopera la sua forza non per salvare se stesso, ma gli altri, chi gli muore accanto. Perché qualcosa, io, tu, l’uomo, San Disma il ladro crocifisso, valgono più della sua vita.
Gesù non è un profeta di sventura, Lui ci chiede di cogliere in ciò che accade oggi nel mondo i segni del Vangelo e di perseverare nella speranza. Perseverare vuol dire: io non mi arrendo; nel mondo sembrano vincere i più violenti, i più crudeli, ma io non mi arrendo. Anche quando tutto il lottare contro il male sembra senza esito, io non mi arrendo. Perché la verità sul mondo e sull’uomo non la dice il pugno ma la carezza. Sulla terra intera e sul piccolo campo dove io vivo si scaricano ogni giorno rovesci di violenza, cadono piogge corrosive di menzogna e corruzione.
E io che cosa posso fare?
Usare la tattica paziente del contadino. Rispondere alla grandine piantando nuovi frutteti, e per ogni raccolto di oggi perduto impegnarmi a prepararne uno nuovo per domani. Seminare, piantare, perseverare vegliando sulla vita che nasce.
Il vero male il Vangelo lo descrive così: non la sofferenza, non la violenza, ma il raffreddarsi dell'amore, il freddo delle relazioni, il gelo dei rapporti, una glaciazione dei sentimenti.
Non lasciare raffreddare l'amore è un grande compito d'Avvento.
E come si fa per ravvivare l'amore? Nel Vangelo apocrifo di Tommaso, Gesù dice: Stare vicino a me è stare vicino al fuoco.
Stare vicino a Gesù, fuoco che brucia, è l’avvento che si realizza, perché con Lui accendi la tua vita di valori che ti danno la benzina necessaria per arrivare alla meta.
Un giorno un gruppo di giovani chiese al cardinale Martini: “Noi quando facciamo un ritiro, un bell’incontro biblico, una bella liturgia, ci sentiamo carichi. Ma poi andiamo a casa e in breve tempo il calore, l’entusiasmo si affievolisce. Come fare perché resista e continui la grazia di quei momenti?” Rispose: “Non sempre si può avere l’incandescenza del cuore, ma sempre possiamo avere la memoria dell’incandescenza, di quando il cuore ci ardeva e riandare con la memoria a quei momenti, attingere agli archivi della nostra vita, che sono stracolmi di cose belle, così come faceva Maria che conservava nel cuore, custodiva parole e gesti.”
E le candele che accenderemo ogni domenica prima di Natale, rappresentano la luce di Cristo che illumina e riscalda il nostro cammino d’Avvento, perché possiamo arrivare insieme ad accogliere questo Bambino che sta per nascere.

Padre Paolo

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