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Domenica 3 novembre 2019

 

La vita è un viaggio verso la felicità eterna (Mt 22, 1-14 )

Cosa manca all’invito del Re per essere gradito agli invitati? Qualcosa deve mancare per forza, vista la fatica degli invitati a rispondere!
È un invito triste? No, è un invito a nozze, è l’invito per la festa meravigliosa del Figlio.
Allora è un invito poco chiaro? No, è stato ripetuto in molti modi e da molte voci.
Forse è un invito senza prospettive di divertimento? No, è l’invito a un banchetto gigantesco, immenso, meraviglioso.

Senz’altro è un invito per una festa mal organizzata? No, la festa è organizzata divinamente, è il caso di dirlo, tutto è pronto, buoi e animali grassi già sul fuoco a rosolare, il banchetto è favoloso.
Cosa manca all’invito del Re, tanto che gli invitati hanno preferito far finta di nulla o addirittura andare a lavorare il campo o a seguire gli affari?
Cosa c’era d’irrispettoso e violento nell’invito del Re, tanto che i latori dell’invito sono stati presi, insultati, malmenati, uccisi?
Cosa manca all’invito del Re, per essere stato motivo di tanta indifferenza o di tanta violenza? Una cosa manca.
Manca quella cosa che, se non c’è, rende tutto così incerto, disordinato, pericoloso, imprevisto.
All’invito del Re manca l’obbligo, manca la precettazione.
L’invito del Re è libero, assolutamente libero e liberante. Questo lo rende motivo di sospetto per alcuni, di invidia per altri, oggetto di cupidigia per altri ancora. È la libertà intrinseca dell’invito che lo rende poco attraente agli occhi degli invitati ed è sempre la libertà dell’invito che scatena la corsa al possesso, al controllo, al trattenere. E anche quando, all’invito del Signore della vita, la reazione violenta dell’umanità viene sedata nel sangue e nel fuoco dalle forze stesse della natura – nella parabola del vangelo di oggi nominata come le truppe del Re –, anche allora, con la sala piena di altri invitati, il peso della libertà si fa ancora sentire.
L’invitato senza vestito a festa rappresenta appunto coloro che rispondono all’invito della vita senza apprezzare la potenza e la libertà dell’invito divino. A qualsiasi gruppo di invitati io appartenga, visto che sono stato invitato, non devo dimenticare l’abito della festa, non per paura, ma per onorare, con il mio sorriso e con la solennità della mia gratitudine, la gloria della vita e il nome del Signore della vita.
In questa settimana, oltre a ricordare tutti i Santi del Paradiso, abbiamo ricordato anche tutti i nostri cari defunti. Cerchiamo di vivere il ricordo di questi nostri fratelli con sentimenti di gioia e non di tristezza, certi che anche se ci hanno lasciato, loro stanno già godendo pienamente di questa festa e di questo banchetto che Lui ha preparato.
La morte, a differenza di chi non crede, è per il cristiano seme di vita, certezza che alla fine del suo pellegrinaggio su questa terrà troverà ad attenderlo l’abbraccio di Dio che lo farà essere una sola cosa con Lui. Ed è incontro alla luce che si va, quando si supera la porta di questa vita per arrivare all’altra riva e incontrare le braccia aperte di Dio. Lì ci aspetteremo e ci incontreremo tutti, senza differenze, perché là Dio ci attende per la grande festa.
La vita è un viaggio verso la felicità eterna tanto è vero che la conclusione del viaggio terreno è paragonato da Gesù a un banchetto nuziale, segno di un amore grande ed eterno, è l’amore. Comprendete perché è importante vivere bene!
Gesù ci guiderà, come ha fatto con i nostri cari, al banchetto della gioia, e ci chiederà di non rifiutarlo, come hanno fatto gli uomini della parabola.
Ricordiamoci quindi che la fede in Dio, è la sola che ci conferma e ci incoraggia, specialmente nei momenti bui e difficili di questa vita terrena.

Padre  Paolo

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