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Domenica 27 ottobre 2019

Dio si fa compagno di ogni uomo (Mt 28,16-20)

       Alla fine del Vangelo di Luca, così leggiamo: "Poi, Gesù li condusse fuori verso Betania, alzate le mani li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi (i discepoli) dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia, e stavano sempre nel tempio lodando Dio".
Mi sono sempre chiesto quale motivo avessero i discepoli del Signore di essere pervasi di una "grande gioia" poiché il Signore li aveva appena lasciati; infatti, i loro sentimenti dovevano essere di tristezza e desolazione, perché Gesù non era più in mezzo a loro. Ma essi tornano a Gerusalemme come se non avessero perduto nulla e lodando Dio per tutto questo.
Per comprendere questo atteggiamento e sentimento dei discepoli dobbiamo tener presente ciò che Gesù dice ai suoi nel Vangelo di Matteo: "Ecco, io sono con voi, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).
La presenza di Gesù in mezzo ai discepoli, viene così ad essere una presenza nuova e diversa, più forte e più profonda. Possiamo dire, tranquillamente, che fin tanto che Gesù fu presente fisicamente e visibilmente tra loro, i discepoli non poterono sperimentare l'intima e grande gioia della sua dipartita da loro. Può sembrare una cosa assurda, ma è proprio così:
La presenza umana di Gesù è visibile agli occhi del corpo, ma non a quelli della fede, mentre la presenza divina di Gesù lo rende invisibile agli occhi del corpo, ma vivo e operante più che mai agli occhi della fede.
Infatti, fin tanto che il Signore fu fisicamente in mezzo a noi, in un punto geografico ben definito (la Palestina) e in un tempo storico preciso (sotto l'impero di Tiberio Cesare e il governatorato di Ponzio Pilato) la sua azione salvifica non potè raggiungere la massima espansione. Ma, appena il Signore ascende al Padre, la sua azione diventa veramente universale, ed Egli può ben dire: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Gesù è presente con tutta la forza della sua umanità glorificata e della sua divinità, nel sacramento dell'Eucaristia e, spiritualmente, tutte le volte che lo invochiamo nella preghiera personale e comunitaria.
Ma c'è un'ultima considerazione da fare: Gesù, salendo al cielo, ha portato la nostra misera carne accanto a Dio. Oserei dire, che le nostre ossa, i nostri nervi, i nostri corpi soggetti alla malattia e alla morte, siedono con Lui alla destra di Dio, anticipando ciò che sarà di noi. Superando tutti i livelli delle gerarchie angeliche e tutte le glorie degli spiriti celesti, Cristo ha posto la nostra povera natura umana accanto a Dio, risplendente di una gloria che supera anche quella degli Angeli.
L’Ottobre missionario apre al grande mistero anche della Trinità come esperienza inesauribile e vitale per il cristiano presso cui si fa presente fin dal primo attimo di vita.
Così come Dio si fa compagno di ogni uomo, altrettanto ogni cristiano/a deve sentirsi la responsabilità di portare quel dono d'amore ricevuto, che è il battesimo e la fede, ad altri che non lo conoscono. Questo testimonia Paolo che col suo ministero si vuol fare strumento di grazia presso quanti non hanno avuto il dono di incontrare e personalmente conoscere Gesù, di sapere quanto Gesù ha fatto per amore di tutta l'umanità sacrificandosi per essa sulla croce. "Il mio vanto - scrive Paolo - in Cristo di fronte a Dio" è di portare il vangelo a chi non l'ha ancora conosciuto.

Padre  Paolo

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