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Domenica 20 ottobre 2019

 

Quando l’imperfezione piace anche a Dio 1(Lc 6, 43-48)

Gesù è il fondamento della vita del cristiano e il nostro DUOMO di Milano è il punto di riferimento per tutta la nostra diocesi. Cristo il figlio di Dio va interpretato dalla sua morte in croce. Gesù lo si capisce da qui, a partire dalla sua fine. Gesù sembrava un uomo fallito. E invece qui incomincia un suo nuovo modo di esistere. Gesù non c’è più ma ci sono gli apostoli. Gesù non c’è più ma c’è la Chiesa. E’ la presenza di Gesù nel mondo, da quel momento nasce la comunità cristiana Lui va in cielo e qui in terra ci siamo noi, i “nuovi Gesù”. Questa è una scena di congedo: Gesù se ne va e lascia le sue ultime parole, le più importanti, un po’ come quando uno muore e ci lascia le sue ultime parole che sintetizzano la sua vita e che sono anche le più preziose. Qui si dice che alcuni lo adorano e “si inginocchiano davanti a Lui”. Altri, invece, “dubitano”. Questi sono i due volti della chiesa, le due dimensioni della chiesa di allora e di ogni tempo. Ci sono persone che sentono Dio vicino, vivo, presente e dentro la loro vita. Ci sono altri che dubitano, che sono scettici, che non si lasciano coinvolgere. Era così anche per gli Apostoli: ed erano gli Apostoli! Questo non ci deve scandalizzare. La chiesa non sarà mai l’unione delle persone che credono fermamente in Dio. Come pure noi: in certi giorni non crediamo in maniera forte e passionale. Ci sono giorni della nostra vita dove l’adesione, l’esperienza di Dio si affievolisce, diventa tiepida e vacillante. In certi giorni diciamo: “Dio c’è , lo sento, lo vedo, è vero!”. Ma in altri dubitiamo: “Ma, dove sei? Ma perché fai questo? Ma che ti ho fatto di male? Perché non rispondi? Perché mi abbandoni?”
Spesso ci dimentichiamo di Lui, di quello che ci insegna, e viviamo di superficialità. La gente fa un sacco di cose per il vestito, la vacanza, l’auto, la casa, ma a volte non fa niente per il cuore e l’anima. Invece dobbiamo ricordarci che un giorno saremo messi di fronte a Dio e verrà svelata ogni cosa: il nostro animo, le nostre coscienze; le nostre vite, ci vedremo e saremo visti per quello che siamo realmente.
Cerchiamo allora di avere un rapporto vitale, forte, ogni giorno con il Signore. Madre Teresa di Calcutta, a chi le chiedeva se quando assisteva i suoi poveri o moribondi parlasse loro di Dio o tentasse di convertirli, rispondeva così: “Io li amo e io li servo. Dio è amore e passa attraverso il mio amore e il mio gesto di servizio. Io non parlo per convertirli. Io amo. Dio è amore, se vuole li converte Lui. Se vuole si fa accettare Lui”. Preoccupiamoci del nostro cuore, del nostro amore, tutto il resto verrà da sé.
La chiesa non è un’organizzazione perfetta: è un gruppo di persone che provano e che sono in cammino per vivere il regno di Dio nella loro vita. Provate anche voi a rispondere personalmente a queste domande, per poter suggerire qualche vostra idea affinché la nostra parrocchia migliori.
- quali iniziative concrete posso proporre negli ambiti della Liturgia, Catechesi e Carità, per dare il mio contributo al Programma Pastorale Parrocchiale ?
- qual’è il sogno che ti piacerebbe si realizzasse nei prossimi anni nella parrocchia di S. Lorenzo. Se avete piacere, potete farmi pervenire i vostri suggerimenti e le vostre proposte, personalmente o per iscritto.
Grazie.

Padre  Paolo

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