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Domenica 26 maggio 2019, VI di Pasqua

Il Signore tornerà (Gv 16,12-22)

Con le parole “un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete”, Gesù preannuncia ai discepoli che la sua uccisione in croce lo sottrarrà per un po’ dai loro occhi, ma poi tornerà a farsi vivo. Mai come per Gesù questa espressione è più appropriata, Gesù tornerà a farsi vivo, tornerà visibile agli occhi dei suoi e del mondo dopo la sua risurrezione. Gesù, aggiunge a questa rivelazione, una profezia a più lungo raggio temporale, annunciando con chiarezza inconfondibile il proprio ritorno nella sua venuta intermedia: “In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”. È evidente che qui Gesù non parla della tristezza dei discepoli, provata nell’arco dei tre giorni della sua morte, e nemmeno della gioia dei discepoli, provata nell’arco dei giorni delle sue apparizioni da risorto. Qui Gesù sta parlando di un arco spazio-temporale molto più largo, che si estende dall’istante della sua ascensione al cielo, al suo ritorno nella sua gloriosa venuta intermedia durante questa generazione. Dal giorno della sua ascensione Gesù delimita un tempo storico, un tempo di passaggio, il tempo utile a questa generazione per scegliere o di amare e realizzare il messaggio evangelico per il bene di tutte le creature, o di rifiutare il messaggio evangelico per amare e realizzare il piano del regno di Satana. Gesù rivela profeticamente che sarà un tempo-spazio in cui chi cercherà di seguire Lui e il vangelo sarà messo in difficoltà di ogni tipo dal sistema del mondo di cui Satana è il principe. Ma poi verrà il momento in cui la fatica e la tristezza si muteranno in gioia per un motivo grandioso e inaspettato: il ritorno stesso del Signore. Gesù sta avvisando i suoi figli, quelli che con amore e umiltà cercheranno di vivere il vangelo in questo mondo, che avranno un lungo periodo in cui non sarà loro facile convivere con il sistema demoniaco, perché gli assetati di potere saranno forti e potranno sembrare invincibili. Per questo tempo di passaggio Gesù chiede perseveranza, fiducia, coraggio e passione inalterabili. Gesù avverte il suo popolo che non deve temere se dovrà conoscere persecuzione, tristezza, solitudine, tradimento, perché questa tristezza si cambierà in gioia, la gioia di rivedere il suo volto glorioso, onnipotente, radioso di tutta la luce degli universi, il volto del suo Signore, e ben prima della fine dei tempi. Gesù con queste parole sta annunciando al suo popolo, e trasversalmente a tutti gli uomini, che Lui un giorno tornerà, e non tornerà l’ultimo giorno della storia, alla fine dei tempi, ma alla fine di questo tempo, il tempo di questa generazione. È il giorno della venuta intermedia, il giorno in cui il Signore traghetterà il suo popolo verso una splendida evoluzione da vivere e sperimentare su questa terra realizzando il vangelo. Il Signore tornerà, anzi sta tornando. Questa volta non tornerà nel grembo di Maria, non nascerà in una grotta sperduta nel deserto ma nella gloria e nella potenza della sua luce infinita e in compagnia delle moltitudini dei suoi angeli. Il Signore sta tornando e questa volta non parlerà al suo popolo in parabole, ma ammaestrerà tutti i sui figli senza l’ausilio di intermediari e non potrà essere deriso da chi non vorrà ascoltarlo. Il Signore sta tornando e non potrà essere messo in carcere, non potrà essere flagellato né inchiodato in croce da coloro che temono la sua venuta perché sanno perfettamente che in un attimo sovvertirà i loro piani e annullerà il loro potere.
Il Signore sta tornando e in questo breve tempo di attesa a tutti gli uomini è offerta la possibilità di scegliere se stare dalla parte del potere umano o dalla parte di Dio. Chi sceglierà l’uomo, sceglierà Dio, chi sceglierà il potere e il sistema, non sceglierà l’uomo e non sceglierà Dio.

P. Paolo

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