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Domenica 5 maggio 2019, III domenica di Pasqua

Conosciamo Gesù? (Gv 8,12-19)

Gesù, ai suoi nemici, ai suoi detrattori, accusatori, diffamatori, rivela qualcosa sul loro rapporto con Dio, che è straordinariamente importante, decisivo, fondamentale, determinante, quanto incredibilmente terribile, allucinante, perverso, satanico, mortale.
Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio.
Cosa ci può essere di più terrificante, orrendo, spaventoso nella vita di un uomo che il non conoscere il Padre del cielo?
Se un uomo non riesce a riconoscere il Padre del cielo nelle profondità del suo cuore e nella meraviglia intelligente del creato, cos’altro potrà mai conoscere?
Che senso possono avere la cultura, la religione, l’istruzione, l’insegnamento, lo studio per l’umanità, se l’umanità non conosce il Padre del cielo?
Quando l’uomo non conosce Dio Padre, può forse conoscere se stesso, gli altri, la vita?
Quando l’uomo pensa male di Dio Padre, di chi altri può pensare bene?
Quando l’umanità ha dubbi su Dio Padre, non si fida di Dio Padre, di chi altro mai può essere certa, di chi si può fidare?
Quando l’uomo considera Dio Padre come un essere inesistente, qual è la realtà, la persona, l’entità che può percepire come reale?
Quando un uomo ritiene Dio Padre come un essere ostile, un nemico, chi può mai essere vissuto come amico e compagno da costui?
Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio.
Le parole rivolte da Gesù ai suoi accusatori sono durissime ma spiegano l’origine, la causa, il principio di tutta la sofferenza, il dolore, la miseria, la violenza dell’uomo.
Secondo le parole di Gesù la causa di tutti i mali che affliggono l’uomo è che l’uomo non conosce ancora Dio Padre, e non si lascia guidare in questa conoscenza da Gesù, il Figlio del Padre del cielo.
Sono durissime e terribili le parole di Gesù e vengono dette in un posto del tutto particolare. Il testo evangelico precisa che Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio.   
Quando Gesù rivela all’umanità che il cuore di tutti i tesori e di tutte le conoscenze, la sorgente di ogni felicità, armonia, salute, benessere e pace, è conoscere il Padre del cielo e il Figlio suo che è venuto sulla terra per farcelo conoscere, si trova nella stanza del tesoro, e le sue parole, “rèmata” in greco, sono la moneta viva, la vera ricchezza con impressa l’immagine dell’unico Re e Signore.
Il cuore del tempio, la stanza del tesoro della spiritualità e della fede, il centro propulsore di tutta l’energia della vita, dove sono contenuti tutti i tesori della creazione, dell’esistenza, della luce, della conoscenza, è conoscere il Padre del cielo.
Per Gesù la più grande ricchezza, il più incalcolabile tesoro è conoscere il Padre del cielo. Per i detrattori, gli accusatori, i diffamatori di Gesù è evidente che il tesoro del tempio, la stanza del tesoro rappresenta ben altro che conoscere il Padre del cielo.
Ma cosa significa conoscere il Padre del cielo?
Come si fa a conoscere il Padre del cielo?
È Gesù che lo rivela.
Amare senza condizioni è il modo, l’unico modo per conoscere il Padre del cielo.
Gesù nel suo vangelo rivela che è l’amore il vero tesoro dell’umanità e lo dice nella stanza del tesoro del tempio di una religione in agonia, proprio perché nella stanza del tesoro ha depositato monete d’oro e d’argento e non azioni d’amore.

P. Paolo

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