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Domenica 31 marzo, IV di Quaresima

Scelgo la luce o le tenebre? (Gv 9,1-38b)

Il vangelo di oggi ruota attorno a due grandi questioni: la luce e il peccato. E dice: il vero peccato è non vederci, non volerci vedere, ostinarsi di non vedere.
Il vangelo va preso sul serio, non si può addolcirlo, minimizzarlo, ammorbidirlo.
Qui c'è questa frase tremenda: "Se foste ciechi, non avreste peccato. Ma siccome dite: "noi vediamo", il vostro peccato rimane". C'è molta gente che crede di sapere cos'è la verità (magari l'insegna anche agli altri), gente che crede di essere un esempio, gente che crede di sapere chi è Dio, come bisogna comportarsi, gente che crede di sapere come si dev'essere per essere dei bravi genitori, cristiani, padri, preti, ecc. Gente che sa, che non ha bisogno di capire, di ascoltare, di mettersi in discussione.
Gesù a tutti questi direbbe la medesima cosa: "Siete ciechi. Il dramma è che pensate di vederci e vi fate guide anche di altri". Un giorno Gesù dirà: "Può un cieco guidare un altro cieco?". Sono entrambi ciechi, solo che uno lo sa, l'altro no. Un altro giorno dirà: "Ci sono uomini con una trave nell'occhio che si consolano osservando la pagliuzza nell'occhio degli altri".
La grande domanda è però: ma perché gli uomini diventano ciechi nell'anima? Perché si è diventati ciechi? La risposta è semplice: perché si è dovuto vedere delle cose la cui vista fece così male che si preferì non vedere. Cioè: dietro ogni cecità c'è la vista di qualcosa di doloroso, quindi, meglio non vedere. Guardate un bambino: quando vede qualcosa che non vuole vedere chiude gli occhi. Quando chiudi gli occhi sembra che la cosa non esista più, solo perché non la vedi. Quando qualcuno ci fa paura o prendiamo uno spavento o c'è qualcosa di pericoloso, non è normale per tutti noi chiudere gli occhi? Perché? Perché se chiudo gli occhi, non la vedo, non c'è, sparisce (crediamo).
Così gli uomini sono diventati ciechi perché hanno visto cose che non dovevano vedere, che li hanno feriti, umiliati, derisi, svergognati o semplicemente trattati come giocattoli od oggetti senza diritto.
La grande domanda non è allora: "Vuoi vedere?" ma: "Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?".
Vuoi conoscere Gesù? Vuoi vedere? D'accordo, ma quando lo studi e vedi storicamente chi è, cos'ha fatto, allora cambia la tua idea su di lui, sulla fede, e le tue credenze saltano. Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?
La mamma è presa dalle cure per sua madre che ha una malattia degenerativa. Tu sei piccolo e ne senti la mancanza. Che fai? Ti desensibilizzi (ti stacchi dalle tue emozioni) per non sentire il tuo abbandono e la tua paura. Ora che sei adulto, sei disposto ad accogliere ciò che vedrai? Sei disposto a non giudicare tua madre (faceva quello che poteva, d'altronde doveva seguire anche la sua di madre!) e a prenderti cura oggi del tuo dolore?
Gesù è la luce. Nel capitolo precedente Gesù dice: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita".
Preghiera, fede in Dio, è portare luce lì dove non c'è... e quello che c'è da vedere, lo vedrò... e quello che c'è da accogliere lo accetterò. Perché se chiudo gli occhi sulla realtà, vivo su di un mondo che non esiste.
"Dio" viene da una parola sanscrita che vuol dire luce. Dio è luce. Vivi nella luce e vivrai in Dio.
Il vangelo di oggi si gioca sul contrasto tra luce e tenebre, tra chi ci vede e chi non ci vede. Tutto il vangelo di Giovanni è impostato su questa opposizione: luce e tenebre.

P. Paolo

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