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Domenica 17 febbraio 2019

La decisione di dire grazie (Lc 17,11-19)

Il Vangelo di oggi ci racconta quello che accade durante il viaggio che Gesù stava facendo verso Gerusalemme. I suoi discepoli lo accompagnavano ed erano ormai giunti nel territorio della Samaria. Stavano per entrare in un villaggio, quando un gruppo di 10 lebbrosi gli va incontro.
Dieci lebbrosi, dice il Vangelo. Ormai, in Italia, nessuno si ammala più di lebbra, ma in Asia e in Africa è ancora molto facile che ci siano dei lebbrosi, specialmente nei Paesi più poveri. Al tempo di Gesù invece erano tanti i lebbrosi dato che non c’era una cura per questa malattia; quando qualcuno ne era colpito, veniva fatto allontanare dalla città, per non contagiare tutti. Doveva restare lontano e, se guariva, doveva andare a presentarsi al sacerdote del tempio, il solo che poteva dichiarare che fosse veramente guarito e tornare alla vita di sempre.
I 10 lebbrosi che cercano Gesù probabilmente stavano insieme per aiutarsi tra di loro. Sentono dire in giro dell’arrivo di Gesù, desideravano parlargli per chiedergli di guarirli. Non potendo entrare in città lo aspettano fuori, si fermano un po' lontani e cominciano a gridare: "Gesù Maestro, abbi pietà di noi!"
Vedendoli, Gesù capisce subito cosa desiderano da lui e prima ancora che i lebbrosi aggiungano altre parole, li invita ad andare a presentarsi ai sacerdoti. Loro si fidano della sua parola e si avviano per la strada. Questo è molto bello, perché non c'è stato ancora nessun miracolo, non c'è stata nessuna guarigione: sono ancora lebbrosi proprio come quando hanno cominciato a invocare il nome di Gesù!
Essi partono subito perchè si fidano di Gesù: se il Maestro ha detto loro di andare dai sacerdoti, la guarigione avverrà. E così accade, la loro fede rende possibile il miracolo e strada facendo guariscono.
Immaginiamo la loro gioia: finalmente sono di nuovo sani, sono liberi di tornare a casa loro, alla vita di prima! Guariti e contenti, s’incamminano senza indugio verso il tempio.
Non tutti, però. Uno di loro, si comporta diversamente. Quando si accorge di essere guarito, torna indietro, torna da Gesù: prima vuole dire grazie a colui che gli ha ridonato la salute. Percorre la strada del ritorno cantando di gioia e lodando il Signore Dio. Quando arriva da Gesù, si getta ai suoi piedi e comincia a ringraziarlo.
Che strano: 10 guariti e uno solo dice grazie! Di tutti i lebbrosi, l'unico che torna a ringraziare è un samaritano, uno straniero. Anche Gesù si stupisce. Certamente è contento che quel samaritano guarito si mostri riconoscente e proprio per questo gli fa un dono ancora più grande della salute che ha appena ritrovato. Lo guarda e gli dice: "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!". Non dice più "guarito", il Signore Gesù dice che questo samaritano è stato salvato. Non sta parlando più del corpo, ma dell'anima!
La lebbra è una malattia bruttissima, ma l'ingratitudine, il non saper dire grazie, è una malattia ancora più brutta e più triste.
Dei 10 lebbrosi che Gesù incontra, 9 di loro restano con il cuore buio, con il cuore di chi non sa dire grazie. E il Vangelo ci rivela che anche il Signore Gesù si dispiace quando si accorge di questo. A me piace sapere che possiamo somigliare a Dio in questo desiderio di incontrare la gratitudine delle persone che abbiamo intorno! Per una volta c'è un modo di assomigliare a Dio che non è difficile, anzi, ci viene naturale! Per Dio, così come per noi, è bellissimo sentirsi dire grazie!
Dovremmo chiederci: ma io mi ricordo, almeno qualche volta, di dire grazie al Signore Dio? Certo, preghiamo tutti i giorni, ma a volte c'è un po' il rischio di pensare che pregare significhi domandare qualcosa. Ma ci sono tanti modi diversi per pregare Dio e uno dei più belli è proprio ringraziare.
Dire grazie a Dio perché siamo vivi, perché ci sono persone che ci vogliono bene, per il sole di una bella giornata, per la pizza mangiata con gli amici, per le risate con mio fratello, per il letto caldo e morbido in cui mi addormento ogni sera...Quanti, quanti motivi ci sono ogni giorno, per ringraziare il Signore!
Se ancora non lo facciamo, cominciamo da questa settimana, sapendo che ogni nostro grazie al Padre Buono, lo rende felice!

P. Paolo

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