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Domenica 3 febbraio 2019

 

Gesù ci infonde coraggio (Mc 6,45-56)

La liturgia di questa domenica, ci propone il vangelo di Marco con il racconto di Gesù sulla barca che calma la tempesta.
A chi non è mai successo di essere in un momento in cui ha l'impressione di essere in mezzo al mare in tempesta e di remare controvento?
Qualcuno penserà: "è tutta la vita che remo controvento!" È possibile, mi dispiace. Una lettura di fede, però, ci suggerisce che, bene o male, questo è un momento che tutti dobbiamo attraversare. Il momento della fatica, del remare contro, della stanchezza interiore, del lutto, dell'aridità: insomma il momento in cui si ha la netta percezione che il Signore non ci sia! Gesù stesso - e questo è un immenso mistero - ha sperimentato questa aridità, questo senso di abbandono.

Che mistero sconvolgente! Gesù nell'orto degli Ulivi che si sente abbandonato! Ci fermiamo alle soglie del Mistero, veramente, intuendo che la percezione di abbandono di Gesù è autentica, drammatica, vissuta per essere in comunione con noi.
Ebbene: quel mare minaccioso, quelle onde che travolgono, quei flutti che spaventano, si trasformano nel tappeto regale che ci porta a Gesù.
Il lago in tempesta, l'acqua che ti sommerge è il segno della peggior disgrazia che ti può succedere. Pensate alla vostra, alle vostre paure più nascoste.
Ebbene, il Signore viene sul mare, vi cammina sopra. Sopra le nostre difficoltà più insormontabili, il Signore cammina.
Alle volte la paura del mare è così grande, alle volte la disperazione è così profonda che non riconosciamo neppure la presenza di Cristo e lo prendiamo per un fantasma. Siamo talmente turbati che non riconosciamo neppure la presenza del Signore. E Gesù dice a noi come ha detto agli apostoli: "Coraggio sono io, non abbiate paura!". Che bella questa affermazione di Gesù! Trovo che l'infondere coraggio sia, da parte di Gesù, una delicatezza estrema.
Così come l'angelo infonde coraggio a Maria e a Zaccaria nelle rispettive annunciazioni.
Così come Gesù Risorto infonde coraggio agli apostoli quando appare.
Così come Giovanni Paolo II, che quando è stato chiamato a diventare Vescovo di Roma ha seguito queste orme dicendo come primissima cosa: "Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo!"
Non bisogna avere paura, il Signore non desidera che il nostro bene. Più che abbracciarci, cosa vuoi che ci faccia? Più che amarci cosa vuoi che succeda? "Coraggio, sono io, non abbiate paura."
Oggi si celebra anche la Giornata Nazionale per la Vita, e alla Santa Messa delle ore 11:45 parteciperanno anche i bambini della nostra parrocchia che sono stati battezzati da gennaio dello scorso anno ad oggi.
Guardando questi bimbi, possiamo vedere nei loro occhi quella luce immensa dalla quale si espande calore, innocenza, felicità e tanto amore.
Nel Vangelo è scritto: «lasciate che i bambini vengano a me e non li ostacolate perché di quelli come loro è il regno di Dio». Infatti, solo colui che si fa umile e obbediente come un bambino potrà entrare nel regno di Dio perché si rimette nelle Sue mani, si affida alla Sua grandezza, al Suo amore.
La bellezza del bambino, dunque, è una luce soprannaturale, è la chiave di lettura dei Vangeli e l’accesso alla felicità eterna.
Attraverso i loro occhi e il loro sorriso, possiamo davvero scoprire la presenza di Gesù in mezzo a noi, per vincere le nostre insicurezze e continuare a credere che, con l’aiuto reciproco, potremo tutti diventare apostoli nella messe del Signore.

P. Paolo

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