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Domenica 27 gennaio 2019

 

Specchiamoci nella Famiglia di Gesù (Mt 2,19-23)

 

In questi giorni ho letto e meditato il Vangelo di Matteo per la festa della Sacra Famiglia che la liturgia ci propone questa domenica, ricordando il bel presepio che era allestito sino a pochi giorni fa davanti all’altare della nostra Chiesa. Il presepio ci mostra sempre una scena solenne e dal clima estremamente pacificato.

 

Eppure la storia che leggevo non mi parlava di pace e non mi raccontava di una famiglia che vive così tranquilla come quella che avevo davanti.

 

Dal punto di vista delle notizie di cronaca vediamo Giuseppe, Maria e il bambin Gesù in costante pericolo. Sono ricercati per esser uccisi. Fuggono in un paese straniero diventando così profughi.

Il brano scelto oggi non riporta i versetti che stanno in mezzo tra la fuga in Egitto e il ritorno dove si narra di un evento terribile che nella tradizione dell'arte è stato spesso oggetto di rappresentazione, ed è il massacro dei bambini coetanei di Gesù da parte di Erode. La famiglia di Gesù è poi costretta a non ritornare a Betlemme ma a trovare nuova casa a nord, cioè a Nazareth.

La calma della rappresentazione del presepe è contraddetta dai fatti del Vangelo.

Ma il Vangelo non ci racconta solo dei fatti, anzi lo scopo del racconto è proprio quello di andare oltre i fatti e ci offre il senso profondo di quel che accade alla Sacra Famiglia.

Il racconto infatti è interamente intessuto dei sogni di Giuseppe. In questo suo dialogo interiore con Dio lo sposo di Maria, e padre terreno di Gesù, trova il senso di questi sconvolgimenti. E anche Maria segue con fedeltà il suo sposo con il bambino nei vari viaggi e fughe.

La Sacra Famiglia non è esentata dai drammi e dai pericoli, ma rimane salda e ferma nell'unità e nella fiducia in Dio. Mi viene in mente quel brano del Vangelo dove Gesù prende ad esempio due case, una costruita sulla roccia e una sulla sabbia (Mt 7,24-27). Entrambe le case sono scosse e investite dagli stessi elementi della natura. Una crolla e l'altra non crolla. I due diversi destini non sono determinati da fortune diverse ma dalla diversa base che le due case hanno.

Il Vangelo ci parla che la famiglia di Giuseppe, Maria e Gesù è solida internamente e non tanto da quello che gli altri fuori vedono e da quello che capita loro. La loro solidità è data dalla Parola di Dio che abita nel cuore di Giuseppe e di Maria.

Il presepe allora mi racconta non quello che accade fuori questa famiglia, che è continuamente di corsa per sfuggire dai pericoli ed è immersa in avvenimenti tragici. Mi racconta quello che accade dentro Giuseppe, Maria e il bambino. Dentro di loro abita la fiducia e l'amore. Anche se agli occhi della gente sembrano sfortunati, poveri e delinquenti, agli occhi di Dio e di loro stessi si sentono fortunati, ricchi e buoni.

Ognuno di noi e ogni nostra famiglia si può specchiare con questa Famiglia che chiamiamo Sacra, non perché lontana da noi, ma perché è un dono di Dio. Possiamo specchiarci in questa famiglia vedendoci dentro i nostri drammi e le difficoltà che spesso tendono a farci crollare.

Possiamo però anche vedere nella Famiglia di Nazareth un segno di speranza e di pace.

Se lasciamo che sia la Parola di Dio a guidarci, se mettiamo gli insegnamenti di Gesù come base, allora anche se esteriormente siamo battuti e perseguitati, anche se la sorte sembra accanirsi contro di noi, possiamo rimanere saldi e forti e possiamo trovare sempre una strada e un senso.

E possiamo soprattutto diventare anche noi Sacri, cioè dono di Dio a chi ci incontra.

P. Paolo

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