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Domenica 6 gennaio 2019, Epifania di nostro Signore

 

Gesù, la luce che illumina i popoli (Mt 2, 1-12)

Con la solennità di questa domenica, si conclude questo tempo di Natale.
Il brano del Vangelo che ascoltiamo oggi, come ogni anno ci avvolge con il suo mistero: il mistero sulla provenienza dei Magi (il vangelo riporta la generica indicazione che provenivano da Oriente), il mistero sull'identità e sui nomi dei Magi, il mistero sul loro numero.
I Magi dell'Epifania nella tradizione popolare sono diventati "re" e "tre" per i doni che offrirono. I Magi portarono al Bambino tre doni: oro, incenso e mirra.
Il primo dono, l'oro, era il dono che si portava al re (1 Re 9,11), il simbolo per eccellenza della regalità.

Il secondo dono, l'incenso, era l'elemento specifico dell'uso liturgico, usato soprattutto nei momenti più importanti e nelle offerte di ringraziamento (Lv 2,1-2; 1 Sam 2,28). Tutt'oggi anche nelle nostre liturgie viene utilizzato in quelle più solenni e più importanti.
Il terzo dono, la mirra, è una resina dall'intensa fragranza, dal profumo molto forte; vi sono molte citazioni nella Bibbia, infatti è il profumo con il quale l'amante conquista il suo amato (Proverbi 7,17: "Ho profumato il mio giaciglio di mirra"), ma è anche il segno dell'amore tra gli amanti (Cantico 5,5; Ester 2,12).
Ma i Magi rappresentano anche i tre figli di Noè, ossia tutta l'umanità. Oggi le loro reliquie si trovano a Colonia in Germania, frutto del bottino che Federico Barbarossa sottrasse a Milano nel 1164. I magi erano gli appartenenti alla casta sacerdotale della Persia, l'odierno Iran. Più tardi, con questo nome furono designati i teologi, i filosofi e gli scienziati orientali. Essi con il loro viaggio a Betlemme anticipano e preannunciano la venuta dei popoli pagani al Vangelo. Matteo vuole associare i pagani, fin dall'inizio della vita di Gesù, al regno universale di Dio. Gesù è la luce che illumina i popoli; è la sapienza che sorpassa quella di Salomone e attira a sé tutti i re e i sapienti della terra.
È bella la loro ricerca guidati dalla stella. Si fanno aiutare dalle scritture. Come i pastori erano segno di quelli che, nel popolo d'Israele, avevano custodito l'attesa messianica, così i magi rappresentano i lontani, le genti, compresi coloro che, poveri delle Scritture, si lasciano guidare dalla conoscenza e vera sapienza ai segni che conducono al bambino e a Maria, sua madre.
Nell'atteggiamento di Erode descritto nel vangelo, c'è il dramma dell'indurimento interiore di quella parte di Israele che avrebbe dovuto custodire la fede dei padri e che invece raggiunge i pastori, umili sentinelle nella notte e questi saggi venuti da lontano. Per Erode la domanda dei Magi è motivo di spavento, per i lontani, invece, è motivo di riavvicinamento, di incontro con il Figlio di Dio.
La stella li precede, li conduce avanti, quasi portandoli per mano! La stella è lo Spirito che sta davanti e accompagna. Lo Spirito Santo è il Dio dei lontani che si fanno vicini. La stella, come lo Spirito, compie il suo compito finché giunge e si ferma "sopra il luogo dove si trovava il bambino".
La stella porta anche alla Madre perché i Magi, entrati nella casa, "videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono". Solo la visione del Bambino con la Madre porta all'adorazione, alla pienezza di comunione, l'obiettivo di tutto il grande viaggio della fede. L'adorazione che non è umiliazione, ma incontro tra la Santità di Dio e l'umile condizione umana.
Beati noi, se con i pastori e con i Magi, ci facciamo pellegrini verso quel Bambino e con affetto ci prendiamo cura di lui adorandolo.
In realtà, sarà Lui a prendersi cura di noi.

P. Paolo

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