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Domenica 2 dicembre, III di Avvento

Gesù risponde con i fatti (Lc 7,18-28)

Nel leggere questo brano del vangelo la prima cosa che cattura l’attenzione è l'atteggiamento di Giovanni, che manda i discepoli da Gesù per fargli una domanda diretta, schietta.
Senza peli sulla lingua chiede "sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?".
Sei tu colui che sto aspettando? Quasi a dire “non ho tempo da perdere, parliamoci chiaro”. Un personaggio del genere non può che affascinarci. Per capire meglio come fosse questo Giovanni guardiamo altri passi del vangelo di Luca in cui si parla di lui.
Nel capitolo 1 Giovanni è nel seno della madre e sussulta quando sente la voce di Maria, come un bambino impaziente. Impaziente di fare, vedere, conoscere...
Nel capitolo 3 si dice che Giovanni percorre TUTTA la regione del Giordano e battezza: è uno che si muove, si dà da fare, non c'è tempo da perdere, è uno che non se ne sta con le mani in mano, ma battezza, predica e battezza.
E non predica chiacchiere, dice "chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto... non maltrattate e non estorcete niente a nessuno": é un tipo molto pratico.
Dopo avere inquadrato il personaggio, ci piace sempre di più! Lo ammiriamo.
Forse anche noi siamo così in molti aspetti della nostra vita, ma non riusciamo molto ad esserlo nella fede. Spesso le speranze, le intuizioni, le preghiere restano teoriche, astratte.
Vorremmo essere di più come Giovanni: un uomo che sta aspettando qualcosa, con un attesa che non è solo passiva ma anche attiva (si dà da fare per preparare la venuta del Signore) e che non si fa problemi a chiedere "sei tu o dobbiamo aspettare altri?".
Ecco che allora in questo tempo dell'Avvento, dell'attesa, forse la figura di Giovanni ci può suggerire qualche spunto riflessivo:
-  io cosa aspetto?
-  come lo aspetto?
- cosa vorrei chiedere con schiettezza a Gesù ma non ne ho il coraggio?
Gesù non risponde alla domanda dei discepoli. Almeno, questa è la mia prima impressione. Viene da pensare: ma come, un uomo che stimi e che è molto stimato da tutto il popolo ti fa una domanda del genere e tu non gli rispondi?
Poi rileggendo bene, possiamo notare che Gesù non risponde con parole, ma risponde con i fatti. A Giovanni, uomo pratico, uomo che battezza, uomo del FARE, Gesù risponde con i fatti. Egli parla ai poveri, s’interessa dei malati, s’intrattiene con i pubblicani e i peccatori. Gente che conta poco. La missione di Gesù non cammina per i sentieri della luce e della gloria ma in quelli dell’umiltà.
Questa cosa è liberante: chiunque noi siamo, qualunque sia il nostro carattere, la nostra natura, qualunque siano i nostri pregi e i nostri difetti, Gesù li conosce e riesce a starci accanto e a rispondere in un modo che ci corrisponde.
Ma bisogna stare attenti perché a un primo sguardo può sembrare che Gesù non risponda, solo perché non usa le parole. Bisogna prestare attenzione!
E credere che Gesù è il Figlio, che è in continua e diretta relazione con il Padre. Che Gesù è la Luce vera, che sa rendere autenticamente luminosa tutta la Parola di Dio.
Impariamo allora ad affrontare i dubbi che ci vengono sul terreno della fede nel rapporto con Gesù che è vissuto nella preghiera e con il vangelo in mano.

P. Paolo

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