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Domenica 18 novembre 2018

Avvento, tempo di speranza (Lc 21,5-28)

Inizia il tempo di Avvento: Adventus, da advenio, che vuol dire venuta. Liturgicamente l'avvento è il periodo tempo che ci porta al Natale e ci prepara alla nascita di Gesù il 25 dicembre. Sul piano personale, l'avvento è quello spazio aperto perché un "figlio" e una "nascita" possa accadere in noi.
Dio nasce ogni anno il 25 di dicembre, non è un dato rituale, è un fatto: Dio continua a nascere; Dio, dove c'è spazio e disponibilità, di certo verrà. E Dio viene, questo è certo; non è certo però se noi lo vedremo dato che l'avvento non è tanto un periodo dell'anno, ma una dimensione della vita. In ognuno di noi, se ci apriamo, comprenderemo che l'av-vento:
 - crea av-venire proprio perché si apre nel presente a ciò che incontra e crea così un futuro diverso inseminato dalla novità che viene accolta;
 - diviene av-ventura perché qualcosa di nuovo entra nella nostra vita e genera una novità verso cui andare e da cui siamo attratti e richiamati;
 - è sempre un inter-vento di Dio che vuole far nascere qualcosa di nuovo in noi, sorprendendoci, meravigliandoci.
L'avvento è un tempo di attesa, ma noi confondiamo spesso attesa e aspettativa.
L'attesa non ha oggetto: è apertura e accoglienza, accetta tutto ciò che le viene incontro (ad-ventus). L'aspettativa no: "Voglio questo" e ha ben chiaro cosa vuole e cosa non vuole, accetta solo ciò che ha già stabilito; il resto lo rifiuta. Solo l'attesa può portare a progredire, a novità, ad evolvere, perché l'aspettativa è far entrare ciò già si conosce, che già sappiamo, che già ci aspettiamo. L'aspettativa fa conto su di sé: sei tu che decidi cosa è buono o no per te; cosa Dio ti deve mandare; come devono essere gli altri; cosa tu devi o non devi essere. E non ha tempo, vuole tutto e subito, tutto e presto. Tutti i mezzi di comunicazione riducono i tempi di attesa: per parlare il telefono; per comunicare internet, per muoversi l'auto; per lavare la lavatrice; per cucinare il microonde.
L'attesa, invece, conosce il tempo: ogni gravidanza ha il suo tempo. Ma è il tempo necessario per il nascere di ogni cosa.
L'aspettativa ti porta a vivere nel futuro: "Quando verrà quella cosa, allora sì che sarò felice... allora sì che sarò realizzato.. allora sì che...". E così uno corre, corre e corre perché solo quando avrà quella cosa sarà felice. E se poi non arriva allora ci si deprime.
Attesa, invece, è vivere il presente: "Sento che non sono completo, sento che mi manca qualcosa, sono aperto e disponibile a quello che verrà. Ma intanto vivo oggi e sono felice; se verrà qualcos'altro, tanto meglio".
Ascoltando nel vangelo di questa domenica il discorso apocalittico di Gesù, che parla di devastazione, di  paura e di morte, potremmo rimanere sconcertati… certo la visione illustrata ai discepoli sembra togliere fiducia nel futuro, nell’attesa di quella novità che sarà la nostra salvezza.
Ma non è così: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Con queste parole ci viene annunciato quanto è straordinario il Figlio dell’uomo, ci viene ricordato che dobbiamo avere fede, fede in Dio che è davvero grandioso.
Sembra strano parlare di fede in questi termini, proprio questa settimana in cui tutta la parrocchia è stata coinvolta emotivamente dalla prematura scomparsa per malattia di Carola e Davide (9 anni lei, 28 anni lui), a cui abbiamo dato l’ultimo saluto pochi giorni fa.
L’Avvento, proprio per la testimonianza offerta anche nella malattia da entrambi, sia per tutti noi il tempo della speranza, il tempo che ci aiuta a tenere viva in noi la fede, quella stessa fede che ci fa credere davvero che Carola e Davide ora sono nella vita eterna.

P. Paolo

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