Utenti

Domenica 4 novembre 2018

Tutti invitati alla festa di Gesù (Lc 14,1a.15-24)

Se non fosse per il fatto che questa parabola ci è così familiare, sentiremmo ancor più profondamente quanto sia irreale. È fuori dalla realtà per il fatto che tutti gli invitati in un colpo solo – come per un accordo – rinunciano all’invito, cosa che appare del tutto improbabile.
Immaginiamo la scena, siccome era una cortesia in uso negli ambienti distinti di Gerusalemme inviare dei servi per rinnovare l’invito al momento di inizio del pasto, appare impossibile che per tutta risposta gli invitati proprio quando ormai tutto è preparato si neghino… è un’esagerazione, anche perché le scuse che adducono erano loro note da tempo.
Infatti il campo che il primo deve andare a vendere, di sicuro non l’ha acquistato senza aver fatto un piano di investimento! Così come chi ha comprato cinque paia di buoi e vuole provarli, possiede dunque almeno 45 ettari di terra, probabilmente anche di più, quindi è un latifondista…
Il terzo, è uno sposo novello e siccome ai pranzi venivano invitati solo gli uomini, non volendo lasciare a casa la moglie da sola proprio nei primi giorni di matrimonio, dice di no. Questo per dire che le scuse apportate non sono urgenze dell’ultimo minuto, ma sono situazioni ampiamente prevedibili.
Il linguaggio paradossale di Gesù ha però un primo risultato che incontriamo di frequente nelle occasioni date da queste cene. Infatti il Signore amava stare a tavola, al punto che veniva schernito come mangione e beone, al contrario del più ascetico Giovanni Battista, ma perché era l’occasione in cui più facilmente poteva mettere a suo agio i suoi interlocutori per poi offrire loro occasioni di riflessione e di ragionamento.
E poi il Regno è come una bella festa di nozze. Una di quelle dove ci si diverte, si chiacchiera, si mangia e si beve a dovere, ci si sente a proprio agio. Così dice la parabola, questo è il Regno di Dio, amici!
Com'è, allora, che alle volte parliamo della fede cristiana e dell'incontro con Gesù come se partecipassimo al più triste dei funerali? Perché alle volte insistiamo a volere immaginarci Dio come una specie di rigido censore? Che ha a che vedere questo con la festa?
Ma, anche qui, questa chiamata vive nella contraddizione. Gli invitati non vogliono partecipare. Le scuse sono risibili: il lavoro, gli affari, il tran-tran... sembra di sentire un uomo del nostro tempo! L'invito, allora, viene esteso a tutti, a chi non se lo aspetta.
La parabola, è evidente, è rivolta al popolo di Israele che, invitato, rifiuta di partecipare al banchetto.
Così Gesù prefigura la nascita della Chiesa, nuovo popolo non legato a un'etnia, ma a un invito universale.
Così siamo noi, invitati improvvisamente a partecipare alla festa di Dio. Non ce lo meritiamo, non ce lo aspettavamo, ma Dio ci invita ugualmente.
E' Dio che sceglie e chiama tutti, prendendoli fin dai crocicchi delle strade. Per questo la nostra Chiesa si chiama "cattolica", che significa: "universale", perché tutti siamo stati gratuitamente chiamati.
Due allora gli atteggiamenti cui oggi siamo chiamati: la consapevolezza che l'incontro con Cristo è festa (e se così non è forse dobbiamo ancora incontrare Cristo...) e il sapere che a questa festa è invitato ogni uomo.
Siamo noi i servi mandati a invitare gli ultimi ai crocicchi delle strade: coloro che oggi incontreremo nella nostra quotidianità sentano nelle nostre parole, leggano nel nostro sguardo la volontà di un Dio che tutti invita alla festa del Regno...
Nulla, Signore, ci distragga dal rispondere al tuo invito, oggi. Nulla ci tenga lontani da te: che la nostra vita diventi invito a partecipare alla festa di tutti i fratelli che metterai sulla nostra strada.

P. Paolo

Scarica qui il COM della settimana

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo