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Domenica 28 ottobre 2018

Dio fa vibrare la mia anima? (Mc 16,14b-20)

Il vangelo di oggi dice: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo”. A volte nei secoli si è tradotto questa frase così: “Chi non ha il sacramento del battesimo non potrà andare, in paradiso”. E ci si poneva il problema dei bimbi non battezzati. Si diceva: “Non possono finire all’inferno, sono così ingenui! Ma non possono neppure andare in paradiso: non sono battezzati”. E si creò il limbo: una via di mezzo. Ma il battesimo non è l’assicurazione per l’eternità. Il battesimo è l’esplicitazione della realtà che siamo Suoi figli da sempre e che lo saremo per sempre. Un po’ come il matrimonio che sigilla, rende visibile, dichiara, l’amore tra due persone, ma non crea niente, non inventa. Il matrimonio consacra ciò che c’è, non fa magie, di nessun tipo. E se non c’è niente non consacra niente.
Nei primi secoli si veniva battezzati da adulti. Da un punto di vista rituale il catecumeno (colui che si era formato ed era pronto per il battesimo) dopo un lungo cammino di catechesi, di conoscenza e di approfondimento della fede, si spogliava (segno dell’uomo vecchio che finiva), entrava in una grande vasca (si immergeva: in greco immergersi è baptizein) e poi usciva e si rivestiva di una veste bianca (segno del cambiamento di vita). Da un punto di vista spirituale, il battesimo avveniva dopo un lungo cammino di fede. Un po’ come il matrimonio che avviene dopo un cammino di conoscenza, di approfondimento, di innamoramento. Il battesimo era una scelta profonda, forte: “Sì io voglio essere di Cristo (cristiano); sì io voglio vivere come Lui”.
Ogni scelta comporta un’attrazione e una responsabilità. Ogni scelta è una chiamata: c’è qualcosa che ti attrae (che ti porta verso) e che ti dis-trae dal resto. C’è qualcosa che ti attira, che ti sussurra parole d’amore, che ti appassiona, che ti fa vivere. Ogni chiamata è fondata sulla bellezza e sull’innamoramento: c’è qualcosa che senti tuo, che non puoi non seguire; c’è qualcosa che senti che ti fa finalmente vivere, vibrare: eri morto e adesso vivi. C’è qualcosa che ti fa essere veramente te stesso, che ti spinge e ti dà coraggio, che ti fa vincere le paure. E’ questa forza insita nella chiamata che diventa poi re-sponsabilità (ri-sposta alla chiamata), che ti fa affrontare le paure, le difficoltà, gli ostacoli, il giudizio, la solitudine. E’ questa forza enorme che ti fa compiere scelte radicali o che ti dà l’energia per non tirarti indietro. Molte persone non conoscono quest’innamoramento e non sono affatto attratti dal Signore. Come puoi sposare una donna che non ami? Come puoi seguire il Signore se non ne senti la bellezza? Molte persone seguono il Signore per tradizione (gli è stato passato; si è sempre fatto) ma non per attrazione. Non c’è una forza, un’energia interna, personale. C’è qualcosa di esterno, di ricevuto dagli altri. Ma sposare una donna imposta non può dare felicità.
Allora la grande domanda che mi pongo è: “Ma il Signore mi fa vibrare l’anima? Mi appassiona? Sento che la sua vita risveglia la mia vita, che è come l’aria per i miei polmoni?”. E se sento che la sua presenza è insignificante mi chiedo: “Ma che Dio conosco? Com’è possibile che abbia affascinato milioni di uomini e che sia insignificante per me? Non è che conosco un Dio che non è Dio?”. Oppure mi chiedo: “Ma se Lui è Vita, non è che il mio cuore sia morto o freddo? Non è che io abbia chiuso tutte le porte per cui non sto rifiutando Lui, ma la vita stessa?”. Per buona parte della nostra società la fede è un corollario dell’esistenza perché non se ne percepisce la bellezza, l’innamoramento, la forza, la vitalità. Molte persone non hanno mai detto: “Sì; sì lo voglio; eccomi”. Non c’è stata una scelta e non c’è la forza che ne deriva dalla scelta, dal canalizzare le forze in maniera unitaria. Dio ti appassiona? E chieditelo nella verità della tua coscienza. Nel profondo del tuo cuore, lo hai scelto davvero? Questo è il battesimo, sceglierlo, dirgli si “sì”.

P. Paolo

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