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Domenica 14 ottobre

 

Il bene e il male crescono insieme (Mt 13,24-43)

Il cuore della parabola di oggi è molto semplice: nella nostra vita il bene e il male crescono insieme in un intreccio che l’uomo non deve districare, lasciando a Dio di compiere tale opera nella pienezza dei tempi.
È l’esperienza che facciamo tutti, anche dopo avere iniziato un percorso di fede, anche dopo una conversione che ci ha fatto cambiare vita. Pensiamo di essere cambiati, invece l’uomo vecchio di cui pensavamo di esserci sbarazzati, simpaticone, d’ogni tanto emerge e fa capolino nella nostra vita, facendo qualche danno e, soprattutto, gettandoci nello sconforto.

La parabola della zizzania. Gesù è costretto anche a spiegarla: la spiega non perché i discepoli non l'abbiano capita, ma perché non vogliono capirla perché non sono d'accordo con Gesù. La parabola è scomoda e per certi aspetti irritante, perché non è come vorremmo noi.
C'è un uomo che ha seminato nel suo campo del buon seme. Ma il nemico di notte semina la zizzania. La zizzania è il loliumtemulentum, una graminacea, molto simile al frumento, impossibile da distinguere finché non arriva la mietitura quando la differenza è chiara, i cui grani nerastri sono tossici e hanno un effetto narcotizzante.
I rischi quindi sono due: uno di togliere anche il grano con la zizzania; due, poiché le radici si intrecciano, di sradicare con la zizzania anche il grano.
Il messaggio è chiaro: "Dobbiamo tenere l'uno e l'altro"; "Non sta a te decidere cosa è bene e cosa è male".
Per tutta la sua vita Gesù ha combattuto contro quelli che si ritenevano giusti, bravi, buoni e condannavano come peccatori, come gente persa, sbagliata, da convertire e da condannare gli altri. Farisei, scribi e maestri della Legge erano davvero maestri in questo. Ma la stessa tentazione avveniva anche fra gli apostoli, che per il fatto di seguire il maestro si ritenevano superiori, di più degli altri (e quindi ripetevano lo stesso errore).
La parola “perfezione”, dalla radice per-ficere, vuol dire proprio fare per uno scopo. E lo scopo nascosto dei perfetti è di essere riconosciuti dagli altri, di essere stimati.
Ecco perché la domanda del perfezionista è sempre: "Sono in regola? Va bene così? Sono a posto? Ho fatto bene? E' bene o male? Che cosa devo fare?".
Gesù le cose migliori le fece con persone nient'affatto perfette: peccatori, pubblicani, prostitute, ecc.
Gesù non teme i nostri errori ma quando noi ci facciamo superiori agli altri.
La Bibbia quando dice la parola "bene/buono" usa la parola "tov" e indica la luce del primo giorno della Genesi. Quando dice "male" usa la parola "verà" che vuol dire “non-ancora-luce”.
Allora per la Bibbia c'è la luce e la non-ancora-luce che può essere tenebrosa solo perché la Luce non risplende ancora. Ma quando ci sarà la luce, tutto sarà chiaro!
Cosa dice Gesù? Gesù dice: "Sei grano e zizzania. Se vuoi essere solo grano ed estirpare tutto il non-bene che c'è in te, non rimarrà niente di niente". "Accettati con le tue potenzialità, i tuoi doni, le tue risorse, e anche i tuoi limiti, i tuoi errori, e le tue vulnerabilità".
E la tua opera è quella di trasformare il non-ancora-luce in luce.
Dopo la morte, un uomo si presentò davanti al Signore. Con molta fierezza gli mostrò le mani: "Guarda Signore come sono pulite e candide le mie mani". Il Signore gli sorrise, ma con un velo di tristezza gli disse: "E' vero, ma sono anche vuote".
Questa parabola mi invita allora a non preoccuparmi troppo di essere perfetto, puro, senz'ombra.
Mi invita, invece, ad accettare la mia "zizzania" e a concentrarmi sul mio grano. Posso fare un sacco di bene anche se nel mio campo c'è zizzania, anche se non sono perfetto.

P. Paolo

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