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Domenica 7 ottobre 2017

Sono invidioso? (Mt 20,1-16)

Il vangelo di oggi ci presenta un proprietario terriero che assolda dei braccianti per la sua vigna.
"Non è facile accettare un Dio che anziché premiare i buoni e castigare i malvagi fa invece "sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni", offrendo a tutti il suo amore.
Un Dio del genere sembra ingiusto, come il padrone della parabola narrata da Gesù, che paga nello stesso modo chi ha lavorato molte ore e chi una sola.
Dio ama tutti. Dio non premia secondo la bravura, l'obbedienza o la coerenza delle persone. Il suo amore è per sempre e per tutti.
Questa parabola Gesù la dice principalmente per gli ebrei. Gli operai della prima ora sono i Giudei: il popolo ebraico aveva stipulato con Dio un'alleanza. Era un contratto: loro seguivano Dio e Lui li avrebbe scelti, preferiti, fra tutti. Gli ebrei, il popolo eletto, si ritenevano più in diritto verso gli altri. Infatti, fin da Mosè, fin da Abramo, loro avevano seguito il Signore. Per questo si ritenevano i prediletti, i migliori, i preferiti, i prescelti da Dio.
Orwell, parlando nel suo libro "La fattoria degli animali", dice: "Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri". Era quello che dicevano gli ebrei: "Dio ama tutti. Ma noi più degli altri". Anzi loro dicevano: "Dio ama noi. Gli altri no".
Ma con Gesù cambia tutto questo. Gesù dirà chiaramente ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo: "I pubblicani e le prostitute vi passano davanti nel regno di Dio". E per i pii e i religiosi del tempo era difficilissimo accettare questo: che Dio potesse amare e accogliere quelli che la religione rifiutava.
Una volta le persone dicevano: "Ma se uno si converte l'attimo prima di morire e nella vita ne ha fatte di tutti i colori, va in paradiso?", come a dire: "Ma non sarà mica giusto!". Il cuore dell'invidioso dice: "E allora io perché ho faticato!?". E' proprio questo il punto! Tu l'hai fatto non per piacere, ma per premio, dovere. Il cuore di chi ama dice: "Che fortuna! Che meraviglia! Che contento che sono che ce l'ha fatta anche lui!".
Cosa può dire a noi questo vangelo? La domanda finale vale per tutti noi: "Tu sei invidioso perché io sono buono?".
Non ci capita di "prendercela" perché qualcuno preferisce qualcun altro a noi? Non ci capita di arrabbiarci perché altri sono più fortunati di noi? Non ci capita di dire: "Con tutto quello che io ho fatto per lui!"? Non ci capita di vedere gli altri migliori di noi: più belli, più intelligenti, più fortunati, più "avanti"?
Vi ricordate Biancaneve? Quando la strega dice allo specchio: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?". Cosa fa la regina? Tenta di uccidere Biancaneve. E' l'invidia!
Ogni volta che vuoi essere come gli altri allora tu decreti il tuo fallimento. Vuol dire che quello che sei è senza valore.
Tu sei tu: sviluppa le tue doti e le tue risorse. Più le sviluppi e meno avrai bisogno di guardare fuori e a quello che gli altri sono.
Chi è felice di sé non invidia nessuno.
Tu sei amato da Dio. Perché continui a prendertela con Lui che la tua vita è così? O forse tu sei invidioso perché Lui ama anche altri?.
Un bambino giocava a "fare il prete" insieme ad un coetaneo, sulle scale della sua casa. Tutto andò bene finché il suo piccolo amico, stufo di fare solo il chierichetto, salì su di un gradino più alto e cominciò a predicare. Il bambino naturalmente lo rimproverò bruscamente: "Posso predicare solo io! Tu non puoi predicare! Tocca a me! Sono io il prete". Allora l'amico più piccolo gli disse. "Io sono il vescovo, predico perché sono più in alto di te!". Il bambino lo guardò, fece silenzio e gli disse: "Va bene tu sei il vescovo e puoi predicare, ma ricordati che io sono Dio!".
Se pensi che il mondo sia fatto di scale, passi il tempo a sgomitare sui gradini, cercando di salire più in alto e di essere superiore agli altri e sarai sempre infelice.

P. Paolo

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