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Domenica 16 settembre 2018

 

Rinascere dall’alto (Gv 3,1-13)

E’ un vangelo misterioso quello di questa domenica... assistiamo e partecipiamo ad un colloquio notturno. Ci interessano i due interlocutori Gesù e Nicodemo. Questi porta con se una sincera ammirazione per Gesù che certamente condividiamo: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Forse dobbiamo condividere anche i limiti della sua fede e il bisogno di una ulteriore illuminazione. Egli si reca di notte dal Signore e ciò per timore dei Giudei: la notte significa non solo la mancanza della luce del sole, ma anche il buio della mente e del cuore. La paura poi denota una ulteriore debolezza, l'incapacità di essere testimone, anche e soprattutto quando si è circondati da persona che non la pensano come noi. È il rispetto umano che talvolta frena la libera professione della nostra fede. È per questo che Gesù, nella persona di Nicodemo ci ripete: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Bisogna quindi rinascere per vedere. Bisogna far morire in noi l'uomo vecchio, annebbiato dal peccato, per essere creatura nuova in Cristo. Già nel battesimo abbiamo avuto potenzialmente la nostra rinascita come figli di Dio, ma poi con la libera adesione e con le nostre opere, dobbiamo confermare la novità che ci è stata data in dono. Lo Spirito che ci fa rinascere sarà il dono di Cristo Risorto ai suoi Apostoli e li trasformerà da pavidi intrepidi araldi del suo Vangelo. Lo stesso Spirito sarà la forza vincente della Chiesa di Cristo e di ogni suo seguace. Il vero rinnovamento, la vera rinascita, la vita nuova la possiamo attingere solo dalla forza divina, che ci rende capaci di uscire dalla notte, di rinascere come creature nuove e di essere infine testimoni autentici e credibili della risurrezione di Cristo.
Nicodemo è incuriosito da Gesù, ne è affascinato. È un uomo retto, un uomo di Legge, come potrebbe un peccatore compiere i prodigi che Gesù compie? Ma ha paura, teme il giudizio impietoso dei suoi amici farisei, del Sinedrio, non è opportuno manifestare simpatia per il Galileo. Quante persone conosco che sono come lui! Spaventate dal giudizio degli altri, intimoriti nel definirsi "credenti" o, peggio del peggio, "cattolici"! Persone che pensano di apparire antiquate rispetto ad una presunta modernità che, bene o male, relega il fattore religioso negli "interessi" personali e soprattutto riservato a persone emotivamente instabili... Ma Gesù lo accoglie ugualmente, non lo respinge, e lo invita a riflettere: per cambiare deve avere il coraggio di rinascere dall'alto, deve avere il coraggio di cambiare mentalità. Sembra impossibile, è vero, ma lo Spirito può davvero convertire chiunque, far cambiare la direzione di una barca a vela. E così sarà per il pavido Nicodemo che, alla fine della sua sofferta ricerca, non avrà paura di schierarsi per chiedere il corpo straziato del Maestro, non temerà più il giudizio di un mondo che ormai sperimenterà come "vecchio"...
Gesù è veramente l'inviato dal Cielo, Gesù è Dio. Nicodemo infatti gli aveva detto: "Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio" (Gv 3,2). Ma Gesù non è solamente venuto da Dio, Gesù è Dio, Gesù è colui che salva e Nicodemo ancora non ha capito questa cosa. Riassumendo: Gesù è Dio perché Gesù è totalmente Umano (Figlio dell'Uomo). Questo è meraviglioso: quanto tu sei umano, quando tu ami veramente, tu sei divino. Perché Dio è nella pienezza dell'umanità.
E' famoso quell'episodio di Madre Teresa che curava le piaghe di un lebbroso. Finché faceva questo la madre gli disse: "Tu credi in Dio?". E l'uomo: "No, madre!". I discorsi caddero su altro e lei continuò le sue cure. Poi lo salutò e se ne andò. Andandosene, lui le prese la veste, gliela tirò e le disse: "Adesso Madre, credo in Dio". Nell'amore di quella donna, nella sua umanità, quell'uomo aveva visto Dio.
Non vedremo mai Dio ma nei gesti di amore e nell'umanità più vera potremo riconoscerlo.

Padre Paolo

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