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Domenica 10 giugno 2018

Gesù non divide mai, unisce sempre (Mc 10,1-12)

Nel vangelo di questa domenica, troviamo Gesù che è in cammino nella regione della Giudea, al di là del fiume Giordano, e si ritrova attorniato da una folla di gente.
È una scena che si ripete continuamente, ogni giorno, tanto che il testo dice letteralmente: di nuovo, come era solito.
Gesù era solito fare cosa?
Insegnare. Didàsko, tradotto dal greco “insegno, ammaestro”. Questo verbo contiene un’antichissima radice semitica - didach -, con i significati di “iniziativa, intelligenza”, uniti a quello verbale di “prendersi cura, assistere”. Gesù, oltre i confini della Giudea, oltre il Giordano, si sta prendendo cura delle folle, sta allargando la visuale della gente, illuminando la loro intelligenza. Le folle accorrono a lui numerose, sono in viaggio e forse hanno intuito che possono imparare da Gesù un nuovo modo di viaggiare e di vivere la vita.
Ma non tutti sono lì da Gesù per imparare.
Dalla folla si fanno avanti alcuni farisei: loro ci sono sempre, astuti, instancabili, sempre pronti a metterlo alla prova e accusarlo.
Il verbo usato per i farisei è peiràzo, “tento, sfido, metto alla prova”, lo stesso che appare nell’episodio delle tentazioni del deserto, dove Gesù viene tentato da Satana, e poi, nel corso del vangelo, questo verbo è sempre sulla bocca dei farisei.
Sono loro, zelanti inquisitori, custodi della tradizione, gli strumenti prediletti di Satana. Sono sempre loro appostati, pronti a tendere tranelli a Gesù, dietro il loro sguardo indagatore e i loro cuori di pietra, divisi da se stessi e dalla vita, pronti ad accusare, giudicare, dividere, generare conflitto e separazione; non sanno fare altro, non desiderano fare altro.
Gesù ispira all’unità, i farisei alla separazione.
Quando Gesù nel brano di oggi parla di adulterio, parla di unità tagliata, trasformata in altro da ciò che è.
Gesù parla di adulterio come della corrosione della vita, perché è corrosione di unità. La vita si regge sull’unità e ogni unione in natura non genera mai una somma ma sempre e solo un’unità, un’unità del tutto nuova e unica.
Tutto per edificarsi nell’universo segue la legge dell’unità, così come tutto nell’universo, per morire deve dividersi. Non a caso Dio è definito in questo brano del vangelo il congiungente, l’unificatore, mentre il diavolo è, per significato proprio del termine, il divisore.
L’uomo è stato creato all’inizio dei tempi in unione con Dio ed egli sperimenta l’unità nell’atto stesso della creazione.
Gesù chiede di non introdurre la separazione, che va a corrompere l’unità e a distruggere la vita.
Questo è adulterare: è corrompere qualcosa, è farla diventare altro rispetto alla sua unità.
I farisei non si rivolgono a Gesù per conoscere le vie dell’unità, ma per generare sospetto, tensione, conflitto, e per far incamminare gli uomini sulla via della separazione.
Il fariseo è l’uomo dal cuore ammalato di sklerocardìa, che, nel significato biblico, non è semplicemente un cuore chiuso, ma un cuore in vera e propria rivolta contro Dio e i suoi disegni. La logica, la matematica degli ammalati di sklerocardìa è una logica, una matematica che, in nome della legge, della giustizia, dell’amore, della pace, divide le persone, sottrae libertà e dignità, moltiplica giudizio, accusa, separazione, aumenta la paura e ne decreta la morte.
Gesù prende le distanze da chiunque nella storia ordini leggi e principi in nome degli ammalati di sklerocardìa, perché chi vive con durezza di cuore sta ripudiando l’unità e l’amore.
Gesù prende le distanze da chiunque sulla terra, anche in nome dei più grandi ideali e principi, generi divisione, perché ogni forma di divisione e separazione è corrosione della vita.
Gesù invita le folle a trovare in lui e nella sua Parola il nuovo principio ispiratore della vita che si fonda sull’unità e non sulla separazione.

Padre Paolo

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