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Domenica 13 maggio 2018

Discendere in noi stessi per “ascendere” (Lc 24, 26b-53)

L’Ascensione è il momento in cui Gesù Cristo ascende al Padre, il momento del ritorno, della meta della sua esistenza e del suo viaggio. In questo senso Gesù ci lascia in mano il destino e la responsabilità nostra e del mondo: “Io non ci sono più, adesso ci siete voi. Io ci sarò con il mio Spirito, come Forza, Energia, Presenza. Ma adesso tocca a voi”. Gesù è asceso al cielo perché è disceso nella terra, e vi è disceso fino in fondo. Questo è il cammino di ogni uomo.
Battesimo in ebraico, vuol dire “immergersi”. Questa parola significa che siamo in pienezza ma non è possibile raggiungerlo se non discendiamo nelle acque del Giordano. Il cammino dell’uomo è nient’altro che un “rivolgersi”,un andare, un convertirsi, verso ciò che può essere. E questa è la grande e unica penitenza. Questo mi aiuta a cogliere che il vero essere cristiani è discendere in tutta la mia umanità, nelle mie acque sporche del Giordano - era il fiume dove la gente andava a purificarsi dai propri peccati - per iniziare, partendo, da qui un cammino di ascesa. Questa è la vera umiltà e la vera penitenza: prendermi nella mia realtà e da questa realtà, qualunque essa, sia costruirmi. Chiunque voglia fare il divino senza fare l’umano fallirà. Chi vuole ascendere al cielo senza discendere nella terra fallirà. Il vero battesimo è discendere nella acque del Giordano. Il vero battesimo è discendere nelle profondità, nelle bassezze della propria vita e iniziare un cammino di ascensione verso l’alto, verso ciò che possiamo essere, verso Dio.
Il nostro corpo è il nostro destino. Per la Bibbia noi siamo creati ad immagine di Dio e dobbiamo diventare sua somiglianza. L’immagine dice ciò che siamo in potenza, la somiglianza dice quello che possiamo essere grazie alla nostra opera. L’uomo è piantato a terra con i piedi: i piedi sono il seme di ogni cosa, racchiudono tutto, ma tutto deve ancora nascere. Le sue gambe rappresentano i genitori che come delle stampelle lo tengono su. La Bibbia la chiama la porta degli uomini, è la vera nascita: quando l’uomo attinge alla sua forza e inizia a verticalizzarsi, a costruire la propria spina dorsale, il proprio cammino, la propria vita. E solo qui potrà veramente agire e creare qualcosa di unico per sé e per questo mondo. Solo un uomo cresciuto può dare e creare qualcosa di fecondo. La testa è il cammino sommo del nostro ascendere e i capelli non sono nient’altro che le nostre radici in Dio.
Questo è il grande cammino, l’esodo di ogni vita (dalla schiavitù di ogni Egitto verso la libertà della terra promessa, di ciò che puoi essere). Cammino costellato di pericoli, passaggi, imprevisti, cadute e ripartenze.
L’Ascensione, allora, è un richiamo forte al mio cammino di vita.
Mi sto costruendo? Sto diventando compiuto, ciò che sono, ciò che posso essere? Sto diventando sempre più me stesso (ascendere) e quindi mi sto sempre più avvicinando a Dio (l’Alto)?
Perché tu puoi aver fatto di tutto nella vita, cose belle, religiose, figli o quant’altro, ma se non hai compiuto (cioè non ti sei verticalizzato, se non hai compiuto la tua opera, quella per cui sei stato creato) il tuo cammino di vita, se non ti sei costruito, allora hai mancato al tuo obiettivo di vita. L’Ascensione non è solo ciò che Dio farà con ciascuno di noi un giorno quando ci porterà fra le braccia del Padre dove potremo stare al sicuro e protetti, ma è anche ciò che io, come il Cristo, sono chiamato a compiere. E’ il mio compiermi in questo mondo e in questa esistenza. La meta della vita è poter dire, come Gesù: “Tutto è compiuto”. Cioè: mi sono costruito, sono diventato ciò che dovevo diventare, ho compiuto il mio viaggio, sono asceso verso il Padre e adesso il Padre.
E’ un grande rischio: fare di tutto ma non ciò che serve. Se non ascendi verso l’alto (che vuol dire discendere dentro di te), se non compi l’unica cosa che tu puoi fare (crearti) hai fallito.

Padre Paolo

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