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Domenica 22 aprile 2018

Carissimi fedeli della parrocchiadi S. Lorenzo, shalom!

Ho già più volte ringraziato pubblicamente p. Paolo e p. Michele per il privilegio che mi hanno dato di pregare con voi e di confrontarmi con voi sul tema della misericordia e della riconciliazione. Molto bello e utile lo stargli accanto, sperimentando la gioia di condividere il ministero sacerdotale e l’impegno a formare sacerdoti all’altezza delle necessità del nostro tempo.
Ora ringrazio tutti voi per la vostra fede e per la positiva accoglienza che avete fatto alle mie provocazioni. Queste possono essere sinteticamente riassunte con la frase finale delle mie omelie:  “ Avevo fame, E TU?...”. Naturalmente, in quell’ “E tu?” mi sono pure io coinvolto, non nascondendovi il mio limite e chiedendo preghiere per il mio apostolato, per formare i sacerdoti e per richiamare tutti alla gioia di credere, aumentando sempre di più la nostra fede.
Vi ho chiesto di pregare tanto in famiglia, perché possiate costruire la vostra casa sul fondamento che è Cristo. Pregare prima dei pasti e leggere sistematicamente una pagina di Vangelo al giorno. Pregare affinché i giovani abbiano anche solo la nostalgia del Signore e si abbeverino dai pozzi scavati in famiglia. Parlando in oratorio a un gruppo di genitori, ho ribadito il tema dell’importanza di leggere ogni giorno anche solo una pagina del Vangelo e testimoniare ai figli la gioia di “stare attaccati al Signore”. Sarebbe bello che voi continuiate la discussione in parrocchia, portando ciascuno il proprio contributo a migliorare la situazione.
Sulle orme dei “Rogazionisti”, Vi ho chiesto di pregare perché Dio conceda alla Chiesa buoni sacerdoti: “Non tanti, ma santi”. La mia insistenza è dovuta all’incarico che ho di formatore dei formatori del clero dell’Africa e dell’Asia e dalla convinzione dell’importanza che i laici stiano molto vicini ai loro sacerdoti. Pure voi, collaborando con questi uomini di Dio, che la Provvidenza vi ha messo accanto, porrete le fondamenta per una buona riuscita nella pastorale parrocchiale, sociale e giovanile. E la collaborazione sarà tanto più proficua, quanto più apprezzerete il sacerdote.
Il sacerdote… lo fa sublime la sua originaria scelta di essere un dono per tutti, la sua consacrazione alla felicità umana, la sua determinazione di essere l’uomo di tutti e per tutti ministro di pace, plenipotenziario del Principe della pace, la sua coscienza che farsi sacerdote “non significa mettersi una divisa fuori, ma un tormento dentro”, accettando di diventare “il ministro della pazienza di Dio”, disposto ad essere “il più amato e il più odiato degli uomini, il più incarnato e il più trascendente, il fratello più vicino e l’unico avversario” . E la sua grandezza consiste nel “lusso di poter amare tutti”. E’ un uomo che rinuncia a fare l’amore per essere amore, ministro di un Dio che si definisce Amore.
Sacerdoti e laici, volendovi bene, porrete le basi per mettere in pratica quella “fede che senza le opere è morta”.
Vi ho parlato della situazione di sofferenza in tante parti del mondo, con un messaggio preciso che sottolinea la responsabilità di ogni battezzato: “Contro i mali del mondo Dio ha fatto te”. E il male da sconfiggere per l’Occidente è quella indifferenza fratricida che causa la morte di fame per una grande quantità di persone, soprattutto bambini. Qualcuno di voi mi ha chiesto che cosa dovrebbe fare poter continuare a dirsi cristiano, qualcuno, soffrendo, mi ha accennato al grande senso d’impotenza di fronte a tanti problemi, nella diverse parti del mondo. Qualcuno si è limitato a domandare che cosa potrebbe fare un genitore per educare i figli secondo il Vangelo. Per tutti dovrebbe valere il suggerimento di mettere in pratica la prima delle beatitudini: “Beati voi, resi poveri dallo Spirito”. E la povertà evangelica consiste nello svuotare se stessi, per lasciare posto in noi a Dio e agli altri: è questo il segreto per diventare santi, come scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica “Gaudete et exultate”.
“Dio si fa uomo, perché l’uomo si faccia Dio”, affermano i Padri della Chiesa. Se “Uno di noi è Dio”, ciascuno di noi può diventare Dio, purché accolga l’Amore e, sulle orme di Cristo, provi gioia nel diventare buon Samaritano, ridiventare bambino, lasciarsi lavare i piedi ed essere disposto a lavarli ai fratelli.
Ringrazio tutti quelli che, acquistando i libri, mi danno la possibilità di aiutare il vescovo di Luiza, nel Congo. Vi manderà anche lui una lettera, ma…coi tempi africani. Spero di avere ancora la possibilità di scrivervi. Nell’attesa che ciò avvenga, potete leggere gli articoli che scrivo ogni settimana sul mio sito: www.salvoldi.org
Grazie ancora e Dio ci benedica.

Don Valentino Salvoldi

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