Domenica 18 giugno 2017

In ciascuno di noi c’è Dio (Gv 6, 51-58)

Domenica, insieme alla parrocchia di S. Ambrogio, celebreremo con una solenne processione la festa del Corpo e del Sangue del Signore: questo è il Corpo del Signore.
Questa festa nasce dal miracolo di Bolsena a cui dobbiamo il duomo di Orvieto. Durante una messa, quando si spezza il pane, un po’ di sangue scorre dalla piccola ostia. Dal 1264 questa festa viene estesa a tutta la chiesa.
Il Corpo di Cristo è il pane consacrato, ma il Corpo di Cristo sono soprattutto le persone, gli uomini, le donne, io e il mio corpo. Amare un pezzo di pane, beh è anche molto facile. Credere che lì ci sia Dio non ci cambia poi così tanto la vita. Ma amare le persone questa è un’altra cosa. Vedere o credere che in certi volti ci sia Dio questo è più impegnativo, più coinvolgente e sconvolgente.
Madre Teresa diceva: "Mi è difficile credere che la gente possa vedere il Corpo di Cristo in un pezzo di pane e non lo possa vedere nelle persone, negli uomini e nei volti". Ma sarà più facile vedere Dio nel volto di tua moglie che in un pezzo di pane, o no? Sarà più facile vedere Dio nel volto di tuo figlio che non in un pezzo di pane? Sarà più facile vedere Dio in un tramonto, in uno sguardo intenso, in un dialogo profondo e intimo, in una mano che ti aiuta, negli occhi di chi ha sofferto, che non in un po' di vino? Un noto predicatore diceva: "Non so se chi ama Dio ami l'uomo. Ma so che chi ama l'uomo, ama Dio".

Benvenuti nel sito ufficiale della Parrocchia di SAN LORENZO MARTIRE dei ROGAZIONISTI del Cuore di Gesù

- Trezzano Sul Naviglio - Milano.


 

Domenica 11 giugno 2017

Un Dio che è Famiglia (Gv 16,12-15)

Oggi la chiesa celebra la festa Della Trinità. La Trinità celebra un Dio che è comunione, relazione, famiglia. Dio non è un'entità di solitudine ma una realtà dinamica, viva e relazionale.
La Trinità non è un problema matematico (come conciliare che Dio sia Uno e che siano Tre: Padre, Figlio e S.S) ma è la suprema espressione dell'esperienza che tutti facciamo dell'amore e della comunione umana.
La definizione, il dogma e la religione sono come una scala, ma la meta è Dio.
Quando sei arrivato in cima lascia la scala, perché non ti serve più. La religione è l'auto che ti porta dalla tua fidanzata; ma la fede, Dio, è la tua fidanzata. Non confondere mai l'auto con la fidanzata. Non assolutizzare mai nessun mezzo, nessuna pratica, nessuna disciplina. Ogni pratica è buona se mi porta da lei. Se si ferma su se stessa è assolutamente inutile. La religione può essere di grande aiuto finché non la poniamo a livello superiore di Gesù Cristo.
Allora la Trinità è l'esperienza che Dio è comunione. Dio non è uno solo. E’ un Padre, è un Figlio e il loro Amore (lo Spirito Santo).
Quando diciamo che Dio è Trinità, diciamo l'esperienza dell'amore e della comunione. Cioè: siamo distinti e allo stesso tempo uniti, ma non fusi. Ciò che conta è che lo Spirito ci tenga uniti, che lo stesso spirito ci abiti, che ci sia qualcosa che ci leghi.
Unità non è fare le stesse cose, avere le stesse idee, fare tutti come me.

Domenica 04 giugno 2017

Lo Spirito mi cambia? (Gv 14, 15-20)

Pasqua era anticamente la festa di primavera, Pentecoste l'inizio della raccolta del grano. Per gli ebrei, Pasqua ricorda il passaggio del mar Rosso e Pentecoste i comandamenti sul Sinai. Per i cristiani, Pasqua è la resurrezione di Gesù, Pentecoste l'effusione dello Spirito. Gesù a Pasqua se ne va al cielo, ma a Pentecoste ritorna sotto un'altra forma: lo Spirito. La Pentecoste, i cinquanta giorni, indicano che un tempo è finito: è giunto a compimento il tempo del Gesù terreno e delle sue apparizioni e si apre un nuovo tempo, il tempo dell'uomo, della Chiesa e dello Spirito. Ma cosa sta succedendo? Gesù è morto e gli apostoli sono presi dalla paura: "Che accadrà adesso?". Possiamo capire tutta la loro paura e i loro dubbi: "Gesù se ne è andato, cosa ne sarà di noi, adesso che il maestro, il nostro capo è morto? Come possiamo pensare di continuare noi il suo messaggio? Faranno anche a noi ciò che hanno fatto a lui?". Per loro questo è un momento di crisi forte, profonda, radicale, decisiva. Il giorno di Pentecoste per gli apostoli è stato un salto qualitativo. Da un livello di superficie sono passati ad un livello interno, dalla dipendenza sono passati all'autonomia e alla libertà. Parlavano una lingua che tutti capivano perché erano entrati in contatto con il Dio dentro di sé. Prima Gesù era fuori, avevano vissuto insieme, avevano mangiato e parlato con lui; adesso quel Gesù (Risorto) non era più fuori ma dentro (Spirito Santo), lo sentivano forte e chiaro, potente e presente. Mentre prima vivevano nella paura di perderlo, adesso sapevano benissimo che nessuno glielo poteva più togliere, perché ciò che è dentro di noi non ci può essere sottratto.

Domenica 28 maggio 2017

In cammino con Dio (Lc 24, 13-35)

Il Vangelo di questa domenica racconta e spiega come, dove e in che modo noi possiamo incontrare il Signore. Perché Dio è un’esperienza che tutti possiamo fare, se lo vogliamo.
Dio ti incontra nella tua strada. Se c’era una cosa che quei due discepoli non si aspettavano, era proprio di incontrarlo. E non è così in fin dei conti anche per noi? Chi di noi pensa di poter fare esperienza di Dio?
Quando Gesù si avvicina, non si accorgono neppure che è Lui (e di certo lo conoscevano bene!). Quante volte Dio viene nella nostra vita, nelle nostre strade e nelle nostre giornate, ma noi abbiamo deciso che Lui dev’essere così: che deve avere certi vestiti e certe forme, che deve rientrare in certi schemi. Stiamo tentando di imprigionare Dio, di decidere noi come Lui deve venire ed essere. Stiamo capovolgendo i ruoli: io sono dio e decido come tu, Dio, devi venire.
Dio non lo si conosce ma lo si riconosce, non puoi vederlo faccia a faccia (Mosè lo vide di spalle e questo fu il massimo!). Quando passa puoi solo vederne i segni, le tracce e dire “Lui è stato qui; Lui è qui”.
Allora quando non lo vedo, quando la mia vita è arida, quando non passa sulle mie strade, non è Lui che non viene ma io che, imprigionato nei miei schemi, non riesco a vederlo. E Dio ripasserà ancora e questo ci dà una grande speranza, Ma se avremo gli stessi occhi, continueremo a non vederlo, e questa è una grande tragedia.

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